01 gennaio 2012

Mi dico...

... ma perché devo stare a parlare di certe cose il primo dell'anno? (a proposito, Buon Anno). Ma perché è domenica, perché non riesco a decidermi cosa mettermi a leggere, perché la televisione (la ga la forza d'un leun) manda della lirica o in genere musica classica. E poi perché i blog sono fatti per essere scritti quando le idee sono un po' più chiare, non a comando. Una lunga premessa per dire che alcuni giorni fa ho letto un articoletto sulla mostra Homo sapiens di Roma. Il pezzullo si intitolava "Mostra e mostri. Visita al Palaexpo di Roma" e parlava con leggerezza di un argomento già trattato dal suddetto organo di stampa (??). L'autore è Massimiliano Parente, di cui poco si sa, a parte che scrive per i giornali del padrone dei giornali. Persino per il settimanale di cultura (sempre più ??) "Il domenicale". Non sono riuscito a rintracciare on line alcunché che possa accomunare Parente con una scienza qualsivoglia, men che meno la paleoantropologia. Ha scritto di Grande Fratello, di trucchi (rossetti e ombretti, tipo), di politica, ma soprattutto di letteratura (dev'essere il suo campo). E allora, direte voi, perché è andato ad affrontare una cosa complessa come la mostra di Roma? Il perché profondo non lo so, magari il direttore gli ha detto qualcosa come "Guarda che c'è una mostra a Roma su dei fossili, valla a vedere e parlane male, perché l'hanno fatta degli evoluzionisti". Il giornale su cui scrive Parente (che si presenta come "appassionato di evoluzione") si è infatti distinto per attacchi spesso (sempre, và) sconclusionati alla teoria dell'evoluzione, quindi un tassello in più o in meno non fa differenza. Dicevo, la causa efficiente potrebbe essere il direttore del fogliaccio che lo spinge, la causa finale l'attacco alla teoria dell'evoluzione. Ma quale può essere la causa formale? Perché l'essenza dell'articoletto è così sciatta e irritante? Azzardo un'ipotesi anzi, più d'una (che erano lo scopo del post); prima di tutto l'argomento è scienza, quindi, come spesso accade nella stampa, chiunque può dire la sua - mica si tratta di sport, o politica, o gossip; qui ci vogliono degli esperti. Lo so, è un paradosso, ma più gli argomenti sono complessi più i giornalisti ci si buttano: vedi per esempio Battista sul riscaldamento globale. E' anche una caratteristica dei giornali si destra far scrivere il primo che passa di argomenti scientifici. Questo perché, lo abbiamo ripetuto più volte, la scienza non ha dignità di argomento a parte, per il quale necessita una preparazione specifica. Per questa ragione Parente può dileggiare la mostra dicendo "alla mostra «Homo Sapiens» allestita nella capitale al Palazzo delle Esposizioni non c'è quasi un pezzo vero: i reperti verranno pure da 56 diversi musei del mondo, ma sono quasi tutti calchi, incluso il flauto di trentacinquemila anni fa che è piaciuto tanto al Corriere e alla Repubblica" (notare come Homo Sapiens sia scritto scorretto, in due modi). Non sa che, a differenza delle mostra d'arte, che ci sia o meno un originale è irrilevante; il calco (compreso quello del flauto) basta e avanza per illustrare l'evoluzione umana. Il feticismo dell'originale non c'è nella ricerca scientifica, ma solo la tensione alla spiegazione di fenomeni basandosi sui dati di fatto - non su interpretazioni più o meno fantasiose, tipiche di certa critica letteraria e artistica (come qua, un pezzo che a me, solo a me, non sembra neppure scritto in italiano).


Il punto più importante è che, trattandosi ancora una volta di scienza, quindi nella testa dei letterati di argomenti da Ingegni minuti (ecco un libro da leggere bene), il tutto è trattato con tono fatuo, vacuo, beffardo, da sopracciglio alzato (sneer, dicono gli inglesi). Con i soliti inserti che dimostrano come l'autore è "di buone letture" e visioni - cita a un certo punto tale Bene che non si cura del Ruanda. Intervallato da curiose osservazioni estremamente positive, quasi concessioni agli organizzatori e agli sponsor, che stonano un po' col resto del pezzo. Una mostra descritta dall'alto in basso, con nasino rivolto all'insù e la puzzetta da intellettuale inorganico sotto il naso. E' molto probabile che questi intellettuali senza speranza (che non sono esclusiva della destra, anzi) non capiscano e mai capirebbero l'importanza di uno mostra come questa o come quella di Darwin di qualche anno fa. Non hanno i mezzi, non ce la fanno; non solo manca loro la preparazione, ma non hanno neppure la voglia di capire l'importanza di certi approcci - come quelli che dicono "Io mi vanto di non capire la matematica". Rifiuteranno sempre e comunque, nascosti dietro lo schermo di quello che chiamano cultura, un paio di occhiali che permetterebbero loro di vedere il mondo un po' più simile a quelle che è veramente. Continueranno a scrivere i loro articoli brillanti, leggeri e inutili, accolti dai gridolini di ammirazione della minuscolissima borghesia di destra e di sinistra che ha paura del moderno. L'unica speranza è che si estinguano con le giovani generazioni (anche se l'ammirazione per Baricco non è di buon auspicio). Va beh, aspettiamo.

1 commenti:

Popinga ha detto...

Parente. Della Gelmini?

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