02 gennaio 2012

Metablog

No, non metà. Meta. Che in greco vuol dire oltre, come in metafisica (erano i libri di Aristotele oltre la fisica; cioè nella sua libreria erano dopo quelli di fisica - metà ta fusikà, per dire). Ora significa anche circa, a proposito di, come in metadati, metastudi, o metalinguaggio. Sono sempre stato in difficoltà con il meta, perché se non riesco ad afferrare qualcosa, se non mi si aggancia a qualcos'altro di concreto, non so inserirlo nelle caselline cerebrali che mi spiegano qualcosa. Devo fare un salto logico, dai dati ai metadati, che mi risulta difficile – e a volte impossibile. In questo sono aiutato dal fatto che nella blogosfera italiana questo blog è "conspicuous only in its absence", e quindi mi sento fuori dal calderone ribollente. Per questo cerco di evitare tutte le discussioni sui blog; non tanto su cose facili, come farli o non farli, ma sul blog in sé. Del tipo serve/non serve, ha la forma giusta/sbagliata, muore/non muore. Questo post (di un sito che non conoscevo) è la perfetta esemplificazione del tutto: in breve, non ci capisco molto. Quello che mi ha spinto a scrivere questo post (cosa spinge un blogger a scrivere un post: Spingitori di blogger, su Rieducational channell) è il fatto che spesso si parla di ecologia dei social network e di loro evoluzione. Perché allora non applicare quelle poche leggi che si conoscono dell'ecologia e quelle (tante) dell'evoluzione al mondo dei blog? Ovviamente tutto ciò è solo e soltanto un esercizio, che non uscirà di qua, ma visto che alcuni hanno detto che "Ora si tende a mettere sul blog ciò che si vuole far rimanere nel tempo e ritrovare", perché non provare? Nonostante le parolone, il tutto ha ben poco di scientifico, ed è sono una (stiracchiata?) analogia. Ma forse, prima o poi, può servire.

Si potrebbe partire dal fatto che in evoluzione sono ben pochi gli organi che scompaiono totalmente: persino nelle balene, che non hanno le zampe posteriori, c'è un residuo degli arti che si può vedere nello scheletro. Allo stesso modo è difficile che nella blogosfera qualcosa scompaia del tutto (a meno che non siano gli organismi stessi a ucciderlo, come accadde per Google Buzz). C'è ancora persino Second Life, che pensavo sepolto nei fumi dell'oblio, o . Alcuni organi sono ancora utili, altri sono solo inutili orpelli che appesantiscono la banda. Così come accade che alcuni organi vestigiali anche nel nostro corpo rimangono (vedi l'appendice, anche se molto dubbi ci sono su quest'ultima affermazione), allo stesso modo siti o intere isole di Internet non scompaiono, pur avendo ben pochi "utilizzatori". Significa che il costo di spegnere la macchina, cioè in termini evolutivi di estinguersi o di sparire come organo o adattamento all'interno di una specie, è più alto di quello di mantenerlo. C'è però un problema nella sopravvivenza di questi mezzi di comunicazione (o di espressione, o di confessione): quello del principio di Gause, o legge dell'esclusione competitiva. Due specie non possono coesistere se i loro fattori ecologici sono costanti. Due scarabei che si nutrono esattamente della stessa risorsa non possono stare sullo stesso albero. E quando sono arrivati i lupi a Yellowstone, hanno scacciato o almeno molto diminuito la presenza dei coyote. La scelta di una delle due specie è quella di estinguersi o di cambiare. Ora, non credo che Twitter e i blog siano la stessa cosa, ma che in un modo o nell'altro vadano a sfruttare la stessa risorsa (blogger e twitter sono spesso assimilabili) fa sì che l'uno o l'altro debbano in qualche modo ridimensionarsi. Senza scomparire, certo, ma poiché le risorse sono per definizione finite, non si possono gonfiare oltre misura.

Ogni specie, poi, tende in un modo o nell'altro a suddividersi in popolazioni differenti che, anche secondo Darwin, alla fine potrebbero non riuscire più a riprodursi fra di loro. Non che prospetti o auguri la riproduzione tra blog, ma il fatto che l'unitaria popolazione di blog non possa essere più trattata come un'unica entità è sotto gli occhi di tutti. I blog di scienza e di pettegolezzo, per esempio, hanno uno scambio genico bassissimo. Sono cioè molto pochi i blogger che tengono contemporaneamente un blog di automobili e di fisica quantistica (magari ce n'è, ma non ne conosco). Risultato? Prima o poi si formeranno più e più popolazioni non in base alla piattaforme (Wordpress o Blogger) ma in base agli interessi: e costituiranno così una specie di tassonomia dei blog che sarà possibile rintracciare il passato e le parentele dei blog stessi (e forse dei blogger). Sarà molto più difficile applicare questi principi a Twitter, che ha un patrimonio genetico molto più "misto" e che somiglia più a quello dei batteri. Nei quali avviene con più frequenza lo scambio genetico orizzontale per cui la tassonomia è difficile da creare.

Finito? No, perché le somiglianze tra frammenti di Internet in mano ai lettori e le specie animali e vegetali sono molte di più. Ma per adesso, visto che il post sta diventando troppo lungo per un blog, mi fermo qui. Appena ho tempo, spazio e altre similitudini, le rimetto qua. Sempre pensando che non tutto quel che dico è serio e utile, ma che proprio per questo alcune idee possono esserlo.

4 commenti:

Michelangelo ha detto...

Ma Aristotele aveva una Libreria? E che libri vendeva?
(attenzione ai false friends)
smile

Marco Ferrari ha detto...

Tutti quelli di sua produzione. Ci faceva un sacco di soldi...

Anche se, seriamente, il mobile dove si mettono i libri io lo chiamo libreria.

fabristol ha detto...

Bellissimo post tutto da linkare. ;)

Spingitori di bloggers poi era eccezionale. :)

escort ha detto...

Bisognerà sicuramente creare una specie di wwf dei blogger ...

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