Il solito provocatore, lui, ha deciso di fare una raccolta di immagini che possa rappresentare, nelle sue parole, come "metodi tipici di una disciplina scientifica possano influenzare la rappresentazione dei risultati di quelle stesse discipline". E mette, come esempio, un disegno di Newton. Rimanda anche a una pagina che si intitola "10 images that changed the course of science". In cui per dire al verità sembra che siano le immagini che hanno cambiato il corso della scienza, al contrario di quello che dice il professor Liberti. Ma credo sia stato una specie di processo autoalimentato, per cui le idee cambiavano il modo di vedere le cose, e le immagini lo modificavano nella testa di coloro che le vedevano. Visto che molte sono immagini che riguardano fisica o chimica, mi è punta vaghezza di suggerire qualche immagine che invece avesse a che fare con la biologia.E ovviamente la prima che mi è venuta in mente è la rivoluzione mentale che Darwin ha indotto nel cranio dei contemporanei (a parte i più duri, non dissimili dei creazionisti odierni). L'immagine è questa accanto, tratta dalla pagina 36 del Taccuino B di Darwin (on Transmutation of Species, scritto nel 1837-1838). Non è un capolavoro, me ne rendo conto, ma è importantissima per capire i processi mentali del padre dell'evoluzione per selezione naturale. Accanto al disegno di un "cespuglio" c'è la scritta "I think". Le scritte vicino al disegno e sotto dicono questo (non le ho tradotte io, ma gli studiosi del grafomane dalla pessima grafia - sempre Darwin):
I think
Case must be that one generation then should be as many living as now. To do this & to have many species in same genus (as is) requires extinction.
Thus between A & B immense gap of relation. C& B the finest gradation, B & D rather greater distinction. Thus genera would be formed. — bearing relation. Nella pagina successiva ci sono le parole to ancient types.
Le parole, invero misteriose, stanno a significare che le specie che vediamo oggi sono derivate da un processo che si è svolto nel lontano passato. Un processo di estinzione, cioè di scomparsa di alcune forme (esemplificate dai trattini perpendicolari alla fine di alcune linee) che hanno lasciato in vita, oggi o nel passato, solo alcune specie. Un'analogia (non omologia, solo similitudine) potrebbe essere con un altro processo; questo non ha a che fare con la filogenesi (l'origine delle specie), ma con l'ontogenesi (lo sviluppo dell'individuo), cioè l'apoptosi, la morte cellulare selettiva, che uccide alcune cellule in modo da "scolpire" il corpo.
Tornando a Darwin, quelle che a noi sembrano specie molto lontane, così, sono invece unite da una linea che sprofonda nel passato remoto, come accade per esempio tra A e B, oppure in un passato più recente, come tra C e B o C e D. Questa spiegazione, così nitidamente evidenziata dal disegno, rende conto anche della mancanza (al tempo del naturalista) di specie di transizione. Non è vero che non siano esistite mai, sono semplicemente scomparse, e la moderna paleontologia ne ha trovate a decine che possono essere collocate alla fine di quelle linee interrotte da un tratto perpendicolare. Prima ho accennato al fatto che non si tratta di un albero, ma di un cespuglio (e Gould nella sua opera preferisce l'analogia con il corallo); questo perché, nonostante si continui a parlare di "albero genealogico", l'immagine dell'albero è sbagliata. E questo è dovuto al fatto che, come si vede nell'immagine sopra, non esiste un "tronco" di un albero che porta dalle "radici" in cima. Esiste solo un ventaglio di linee, molto più simile così a un cespuglio senza tronco principale, che porta da (1) fino alle specie denominate A, B, C, e D. Ognuna delle quali ha la stessa dignità. L'immagine dell'albero infatti porta anche automaticamente a considerare migliori, più avanzate, superiori o altro (come fa in questo articolo il volenteroso ma male informato giornalista del Corriere) le specie che stanno in cima. È un altro esempio di come l'immagine, la sua costruzione e persino il suo orientamento possa condurre a concezioni sbagliate, sempre dettate dal maledetto senso comune che inquina ogni nostro pensiero. Dell'immagine si potrebbero dire molte altre cose, per esempio il fatto che è datate, al più tardi 1838, molto, ma molto prima di ricevere una lettera di Wallace che gli suggerisce l'idea di evoluzione (insieme al meccanismo di selezione naturale, che qui non c'è ancora ma che è presente nel Taccuino D, del settembre 1838). Oppure il fatto che Darwin avesse capito che tutte le specie sono imparentate (quindi collegate, come le linee del disegno), magari nel lontano passato, da altre forme estinte.
Provate a confrontare l'immagine accanto (tratta da qui). Vedrete che non è cambiato molto, comprese le forme estinte, a parte il fatto che le specie sono molte di più e in cima (quasi) c'è sempre l'uomo. Forse la scelta di Darwin di mettere semplici lettere è stata fatta con questo intento. Ma certamente il disegno di pagina 36 del Taccuino B ha avuto e ha una fortissima influenza sull'immagine che abbiamo dell'evoluzione. Che poi bene o male lo rifiutiamo per disegnare un albero invece di un cespuglio non fa che testimoniarne la potenza evocativa cui il nostro cervello a volte cerca di sfuggire.
Se mi vengono in mente altri disegni, li posto sotto il titolo Immagini della scienza. Vediamo cosa dice il professore.
P. S. I (2) biologi che mi seguono diranno che sono scontato e prevedibile. Ma il mondo fuori non è fatto solo di studiosi di Darwin. E visto che io NON lo sono...

1 commenti:
in effetti mancava dall'elenco :)
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