Tutto procedette abbastanza bene fino agli anni Sessanta del secolo scorso, o meglio tutto rimase sopito fino a quel momento. Quando qualcuno iniziò a guardare in profondità la struttura delle società delle api, delle formiche e delle termiti. E non gli tornava il fatto che alcune non si riproducessero. I parenti, a differenza di quanto accade nel titolo di questo Carnevale della biodiversità, non sono serpenti, ma una famiglia unita e felice, tanto che alcune componenti aiutano la madre a tirare su i figli senza produrne loro stesse. L’unica condizione perché questo avvenisse era però che tutti gli appartenenti al nido fossero imparentati; condividessero cioè un certo numero di geni (meglio se molti o quasi tutti). La risoluzione del problema fu trovata proprio qua: con calcoli neppure troppo complessi, i biologi sono arrivati a dire che è proprio il coefficiente di
Proprio da Wilson si è verificato quello che molti considerano un tradimento. Da campione della visione centrata sul gene, e quindi sulla condivisione dei geni (che altro non è che la parentela) Wilson è diventato sempre più dubbioso; che tutto potesse essere spiegato solo da questo punto di vista gli sembrava sempre più limitato e limitante. Per questo, dopo una serie di suggerimenti in articoli precedenti, se ne esce con un lavoro (1) che contesta profondamente tutta la teoria precedente. E soprattutto annuncia la morte della inclusive fitness, affermando che la selezione naturale è più che sufficiente per spiegare la nascita delle specie eusociali. La famiglia è quindi finita, non è più necessario essere parenti per spiegare la nascita dell’eusocialità, basta, come dicono gli autori, l’ecologia e la selezione naturale? Leggendo meglio il pezzo su Nature si capisce che un po’ di ragione ce l’hanno. Anche perché a questo punto è necessario introdurre un’altra faccenda piuttosto complessa (vedete come la biologia è più intricata della
L’articolo ha generato una serie quasi infinita di risposte, che cercano di difendere la teoria della fitness inclusiva, sia dimostrando che la stessa ha spiegato un bel po’ di fenomeni (vedi tabella accanto, tratta da qua (2); notate quante firme per un articolo così breve) sia negando la validità dell’approccio di Wilson e compagni, che si basa sulla pura selezione naturale – o quasi. L’articolo citato sopra, che è accompagnato da moltissimi altri, come questo (3), si conclude con una frase molto chiara, che richiama ancora la validità del concetto di fitness inclusiva e selezione di parentela: if the fitness benefits are great enough, then altruism is favoured between relative.
La famiglia quindi vince, e i parenti sono i più importanti componenti della specie? Piano con i trionfalismi. Insieme alla contestazione della fitness inclusive, Wilson ci si è messo di buzzo buono, e ha cercato di far rinascere anche la selezione di gruppo, non solo ma anche nel libro da cui sono partito. Che purtroppo gode di una pessima fama, perché passa per essere quella teoria per cui “il comportamento degli animali è per il bene della specie” (una frase che si trova spesso nei libri molto vecchi, o poco aggiornati, e nei documentari televisivi). Come sanno tutti, non è così, per svariate ragioni (una delle quali è che se un gruppo si comporta così e per esempio smette di riprodursi per non consumare troppe risorse, un altro gruppo lo frega e inizia a far figli per approfittarsi della situazione). Ma ci sono alcune condizioni in cui un affinamento della teoria, e della definizione di gruppo (“popolazioni racchiuse in aree più piccole dei confini del deme”, come dice David Sloan Wilson, qui – David Sloan Wilson è un altro Wilson, meno famoso ma altrettanto bravo e fantasioso*) può portare a una “convivenza” dei due approcci, in modo che possa esistere sia la selezione all’interno del gruppo – individuale –sia quella tra gruppi. Basta applicare la teoria della fitness inclusiva – e l’equazione di Price, cui ho già accennato qui – anche a gruppi di dimensioni arbitrarie, non solo a coppie (madre-figlia per esempio). Wilson ha cercato però di usare la selezione di gruppo come unico motore, senza che la selezione di parentela sia mai intervenuta nel processo. L’altro autore del Superorganismo, Bert Hölldobler, non è mai stato particolarmente d’accordo su questo (tanto che per mettersi d’accordo su come scrivere il libro ci hanno messo anni), e ritiene che anche la selezione di parentela debba intervenire nel processo. Ecco cosa dice Hölldobler qui (4): However, it is easy to construct a general, purely individual selection model of cooperation mediated by between-group competition. This is not surprising, as it is now well established that trait-group selection models can be mathematically translated into individual selection models (including inclusive fitness models), and vice versa, so the two classes of models cannot be considered alternatives to each other.
La storia non è ovviamente finita, perché la letteratura scientifica sull’argomento è sterminata e minaccia di strabordare. Ma tutto si tiene all’interno dei comodi confini dell’evoluzione per selezione naturale. Perché non si vede all’orizzonte nessun neutrino supraluminale che possa mettere in pericolo le basi stesse della biologia moderna (come i neutrini mettono in pericolo quelle della fisica). Eccitante, quindi, ma pericoloso. Ecco perché sono invidioso della fisica, ma allo stesso tempo mi piace di più la biologia: mentre là discutono dei massimi sistemi e dell’universo per arrivare alle storie umane, qui stiamo ancora a dibattere della famiglia e della parentela. Perché secondo gli evoluzionisti è da queste cose minute che si può fare veramente filosofia.
*Così fantasioso da aver proposto una “città darwiniana” per superare i conflitti. Ne ha parlato anche Mauro Mandrioli qua.
(1) Nowak, M., Tarnita, C., & Wilson, E. (2010). The evolution of eusociality Nature, 466 (7310), 1057-1062 DOI: 10.1038/nature09205
(2) Abbot, P., Abe, J., Alcock, J., Alizon, S., Alpedrinha, J., Andersson, M., Andre, J., van Baalen, M., Balloux, F., Balshine, S., Barton, N., Beukeboom, L., Biernaskie, J., Bilde, T., Borgia, G., Breed, M., Brown, S., Bshary, R., Buckling, A., Burley, N., Burton-Chellew, M., Cant, M., Chapuisat, M., Charnov, E., Clutton-Brock, T., Cockburn, A., Cole, B., Colegrave, N., Cosmides, L., Couzin, I., Coyne, J., Creel, S., Crespi, B., Curry, R., Dall, S., Day, T., Dickinson, J., Dugatkin, L., Mouden, C., Emlen, S., Evans, J., Ferriere, R., Field, J., Foitzik, S., Foster, K., Foster, W., Fox, C., Gadau, J., Gandon, S., Gardner, A., Gardner, M., Getty, T., Goodisman, M., Grafen, A., Grosberg, R., Grozinger, C., Gouyon, P., Gwynne, D., Harvey, P., Hatchwell, B., Heinze, J., Helantera, H., Helms, K., Hill, K., Jiricny, N., Johnstone, R., Kacelnik, A., Kiers, E., Kokko, H., Komdeur, J., Korb, J., Kronauer, D., Kümmerli, R., Lehmann, L., Linksvayer, T., Lion, S., Lyon, B., Marshall, J., McElreath, R., Michalakis, Y., Michod, R., Mock, D., Monnin, T., Montgomerie, R., Moore, A., Mueller, U., Noë, R., Okasha, S., Pamilo, P., Parker, G., Pedersen, J., Pen, I., Pfennig, D., Queller, D., Rankin, D., Reece, S., Reeve, H., Reuter, M., Roberts, G., Robson, S., Roze, D., Rousset, F., Rueppell, O., Sachs, J., Santorelli, L., Schmid-Hempel, P., Schwarz, M., Scott-Phillips, T., Shellmann-Sherman, J., Sherman, P., Shuker, D., Smith, J., Spagna, J., Strassmann, B., Suarez, A., Sundström, L., Taborsky, M., Taylor, P., Thompson, G., Tooby, J., Tsutsui, N., Tsuji, K., Turillazzi, S., Úbeda, F., Vargo, E., Voelkl, B., Wenseleers, T., West, S., West-Eberhard, M., Westneat, D., Wiernasz, D., Wild, G., Wrangham, R., Young, A., Zeh, D., Zeh, J., & Zink, A. (2011). Inclusive fitness theory and eusociality Nature, 471 (7339) DOI: 10.1038/nature09831
(3) WEST, S., GRIFFIN, A., & GARDNER, A. (2007). Social semantics: altruism, cooperation, mutualism, strong reciprocity and group selection Journal of Evolutionary Biology, 20 (2), 415-432 DOI: 10.1111/j.1420-9101.2006.01258.x
(4) Reeve, H., & Holldobler, B. (2007). The emergence of a superorganism through intergroup competition Proceedings of the National Academy of Sciences, 104 (23), 9736-9740 DOI: 10.1073/pnas.0703466104
4 commenti:
La citazione dei francobolli è di Ernest Rutherford! :-)
Ho riletto questo post alla luce dell'ultimo libro di Wilson e devo dire che l'idea della selezione multilivello mi piace sempre di più rispetto alla sola "kin selection". La selezione di parentela potrebbe essere quindi solamente una tipologia di selezione di gruppo che ha agito per arrivare alla comparsa prima e all'evoluzione poi dell'eusocialità.
A quel che ho capito io, nessuno nega che la kin selection ci sia. Alcuni danno a questo meccanismo un'importanza preponderante, altri come Wilson dicono invece che è marginale e a volte inutile. Ho paura che sia anche soltanto una questione nominalistica, per cui la selezione di gruppo in un gruppo imparentato alcuni la chiamano kin selection. E le due fazioni chiamano con due nomi diversi la stessa cosa.
beh.. in parte nel senso che la selezione di gruppo comprende, ma non è data solamente dalla, selezione di parentela. Più leggo su questo argomento e più mi convinco della posizione di (anzi dei) Wilson.
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