5 ottobre 2011

Ci son due coccodrilli…

ThenilecrocodileResearchBlogging.orgQuando capitano queste cose mi dico che forse dovrei stare più attento alla ricerca e meno ai creazionisti. Le discussioni sono interessanti, ma alla fine un po’ frustranti, perché la tecnica dei negazionisti (io continuo a chiamarli così, anche in assonanza con i negazionisti climatici) è stata perfezionata in anni di discussioni e dopo un po’ di anni viene a noia perché perfettamente prevedibile (citazioni fuori dal contesto – mai con le fonti ufficiali – frasi oscure, interpretazioni marginali, dubbi elevati a errori fondamentali della teoria). In più, come fa notare Emiliano Bruner nel commento pubblicato qua, non si combatte ad armi pari, perché “Non è questione di geni o di neutrini, e non bisogna dimostrare nulla a nessuno. Semplicemente essere coerenti”. Tutto questo per dire che a un gradevolissimo (e fruttuoso) incontro, un paio di genetisti pazzi mi hanno fatto notare che il coccodrillo del Nilo (Crocodylus niloticus) non è un specie. Cioè, sì, il coccodrillo è una specie, ma l’Africa non è abitata da una specie sola. Secondo analisi genetiche (su cui non mi dilungo troppo) che hanno implicato anche il sequenziamento del Dna di mummie di coccodrillo (mummie egiziane, sì), sembra che esistano come minimo due specie di questo rettilone. Una abita l’Africa dell’est, l’altra, quella più rara, sta all’ovest.
La cosa bella di questo studio è che le conclusioni sono assolutamente controintuitive. Prima di tutto le due specie non sono neppure sister taxa (avrei voluto linkare wikipedia in italiano, ma come sapete è bloccata dal famigerato comma 29 – forse non è un comma, ma quasi), cioè non hanno un progenitore comune. Anche se abitano negli stessi posti, o molto sono vicini. I parenti più prossimi di (quello che era considerato il) coccodrillo del Nilo sono infatti le specie sudamericane, come Crocodylus rhombifer, C. moreletii, C. acutus e C. intermedius. Ma non è finita: la specie più vicina ai sudamericani non è quella che abita l’ovest dell’Africa
Immagine mappa
– come sarebbe logico - ma quella che sta a est, cioè in Egitto, in Uganda, in Kenya fino al Madagascar. Qui accanto una mappa chiarisce le cose per i geographically challenged. Ma non è finita: i coccodrilli mummificati trovati in un paio di grotte di Thebes and Samoun sono identici a quelli dell’ovest Africa (Uganda, Gambia, Senegal, Congo). Il che significa che le due specie convivevano nel territorio del fiume africano fino a qualche migliaio di anni fa. Tutto ciò è in accordo con quello che dicono gli antichi papiri, in cui si racconta che i sacerdoti egiziani sapevano della differenza tra le due forme, e cercavano di avere a che fare solo con quella più piccola e “trattabile”. Forse anche per questa ragione una delle due forme si è estinta, anche se era presente sul Nilo fino al 1920. Visto che c’era già stata una descrizione di un’altra specie, da parte di Geoffroy Saint-Hilaire’s nel 1807, si è deciso di farla rivivere e quindi chiamare l’altro coccodrillo Crocodylus suchus (grande fantasia – suchus in greco vuol dire coccodrillo). L’articolo si addentra poi in considerazioni biogeografiche estremamente interessanti (per noi snob dei blog zoologici, dicono i miei colleghi), perché si cerca di delineare cosa accadde circa 8,13 milioni di anni fa, quando le due specie si separarono. Da una popolazione-base nel bacino del Congo, la dispersione portò il rettile verso nord e poi lungo un asse est-ovest a popolare le savane attorno al Sahara (o dentro, quando il Sahara era verde). Anche il coccodrillo dl Nilo vero e proprio si sarebbe separato in due popolazioni distinte, se capisco bene una verso nord e l’altra verso sud. Anche se entrambe sono della stessa specie.
apv3_15_01_Crocodylus_niloticusConseguenze di tutto ciò? Il fatto che i programmi di protezione dei coccodrilli in Africa si basano sul fatto che c’è una sola specie, appunto C. niloticus, e quindi se ci sono piani di “sfruttamento” del coccodrillo africano (qui l’action plan del Crocodile specialist group dell’Iucn, con mappa a destra che ha la diffusione del coccodrillo del Nilo) questi non tengono presente che un’altra specie decisamente distinta, confusa con la prima, potrebbe fare la fine dei coccodrilli che abitavano assieme agli altri nella valle del Nilo. Essendo più docili, sono oggetto di caccia più facile e nel giro di qualche anno possono totalmente scomparire dalla faccia della Terra. Ecco perché: major national and international conservation agreements intended to promote sustainable harvest of Nile crocodiles may instead accelerate extirpation because quotas and translocation policies are based on erroneous taxonomy and assumptions of genetic homogeneity.


HEKKALA, E., SHIRLEY, M., AMATO, G., AUSTIN, J., CHARTER, S., THORBJARNARSON, J., VLIET, K., HOUCK, M., DESALLE, R., & BLUM, M. (2011). An ancient icon reveals new mysteries: mummy DNA resurrects a cryptic species within the Nile crocodile Molecular Ecology DOI: 10.1111/j.1365-294X.2011.05245.x
Un grazie di cuore a Ana Rodriguez e Fabio Pupin per avermi segnalato l’articolo.

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