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Il titolo è la classica frase che si sente prima di un disastro ambientale. Per esempio: “Ho portato dei rospetti che mangeranno tutti i parassiti della canna da zucchero. Problemi da questi animali? Ma cosa volete che facciano?” Oppure: “Serpentelli, belli serpentelli; adesso vi lascio andare e così mi libererete da quelle malefiche chiocciole. Un boa? Pericoloso? Ma no, non esagerate, cose volete che sia?”. O ancora: “Peschiamo troppo? Ma se il mare è pieno di pesci. E poi, la vedete la mia barchetta? Cosa volete che faccia?”. Ecco. Alla fine della faccenda abbiamo il rospo marino, il serpente gatto bruno e i mari devastati dall’overfishing. E le conseguenze sono sempre inattese e (oh, e chi ci avrebbe mai pensato?) spesso devastanti. Nel caso delle prime due bestie, andatevi a vedere i link e i collegamenti da lì. Nell’ultimo caso, invece, cerchiamo di capire quanto avviene per collegarci a un articolo appena uscito: la pesca eccessiva – tra le altre cose – diminuisce la biomassa totale dei pesci, specie di quelli di livello ecologico più elevato (altro esempio). La prima conseguenza è che aumentano le specie che venivano catturate dai predatori, cioè il cosiddetto pesce azzurro (che non si chiama in inglese forage fish per niente). L’aumento del pesce azzurro porta a uno sbilancio nella rete alimentare, che impedisce poi a lungo la rinascita dei pesci predatori, dai merluzzi ai tonni agli squali, anche se non ci fosse la pressione di pesca dell’uomo – che c’è sempre, anche sul pesce azzurro. Dunque, la diminuzione dei predatori e del pesce azzurro porta all’aumento di altri predatori che si nutrono di plancton. E questi sono di solito meduse: in breve, può succedere che il mare si riempia di questi diafani e gelatinosi esseri, ricchi di nematocisti e poveri di potere nutritivo.
Le reazioni alla presenza di meduse, a parte il fastidio per eventuali “punture”, sono del tipo: “Cosa volete che sia?”. Se anche il mare ha qualche medusa in più, non è una catastrofe. In fondo, sono lente e non hanno praticamente cervello. Non potranno certo sostituire nella funzione di predatori i pesci; questi sono vertebrati, in fondo, anche se non sono dei geni, e certamente sono molto più abili nella caccia e nell’inseguimento della preda. O no? Ecco che, ancora una volta, il senso comune fallisce. Per capire perché, alcuni oceanografi spagnoli hanno studiato le strategie di caccia delle meduse e soprattutto la loro efficienza in relazione al contenuto di carbonio del corpo e al tasso respiratorio. Nonostante l’evidente lentezza delle meduse, la loro clearance rate (volume of water cleared of prey per unit time) non è molto diversa da quella dei pesci, se l’efficienza si misura in base alla quantità di carbonio nel corpo rispetto alla quantità di prede catturate. Anche perché una delle strategie evolutive delle meduse è diventare grandi sacchetti pieni di acqua, che in questo modo occupano più volume e hanno più probabilità di incontrare le prede, anche se rappresenta anche un ostacolo al nuoto veloce. Che probabilmente non si potrebbe ottenere neppure con un corpo molto piccolo, perché non ci sono gli organi di controllo particolarmente sofisticati.
Insomma, nonostante la grande differenza di strategie, la performance energetica di pesci e meduse è molto simile. Le conclusioni possono essere che entrambi i predatori possono fare lo stesso “lavoro” ecologico. E ciò significa che le meduse possono tranquillamente sostituire i pesci planctofagi negli oceani del futuro, che, come dicono gli autori, potrebbero hinting at a future “gelatinous” ocean reminiscent of the early Ediacaran if fishing effort and other anthropogenic stressors remain unchanged. Un futuro privo dei predatori di vertice quindi non suggerisce affatto la prospettiva di mari vuoti, o pieni solo di sardine. Ma oceani che assomiglierebbero molto a quelli di Darwin IV, dove l’emperor sea strider percorre maestoso l’Amoebic sea, una distesa (forse un solo essere vivente) gelatinosa e compatta. Una specie di distesa ininterrotta di meduse, insomma. Così:
Ecco il futuro dei mari.
Dida
Dall’alto: Sardine school at the Gijón Aquarium. [Courtesy of José Luis Acuña], Moon jellyfish, Gijón Aquarium. Photograph by Julio Arrontes.[Courtesy of José Luis Acuña and Julio Arrontes, University of Ontario], Emperor sea strider, da qui.
Acuna, J., Lopez-Urrutia, A., & Colin, S. (2011). Faking Giants: The Evolution of High Prey Clearance Rates in Jellyfishes Science, 333 (6049), 1627-1629 DOI: 10.1126/science.1205134
2 commenti:
se gli oceani diventassero come quello di darwin 4, poi le meduse cosa mangerebbero? vivrebbero di zooxantelle visto che potrebbero mangiarsi tutto...a meno che non ci sia un adattamento alimentare da parte delle specie di pesci sopravvissuti.
Un futuro presente, vedi Mnemiopsis leydi in Mar Nero, non è una medusa, è uno ctenoforo alieno che ha fatto strage di larve e uova di pesci ed è già arrivato nell'alto Tirreno
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