In questi momenti di crisi ed evasione fiscale, di lacrime, sangue, sudore e polvere, ci sono sempre angolini nei quali rifugiarsi per leggere (di solito) sempre le solite rassicuranti sciocchezzuole; per capire che il mondo può cambiare da oggi al domani, ma ci sono sempre loro, quello che pensano che un 747 non potrà mai generarsi in un hangar, che la vita è un fenomeno improbabile, anzi, impossibile, e che c'è sempre bisogno di un miracolo per le cose difficili da capire. Il rassicurante personaggio in questione è un fisico piuttosto noto e di chiara fama, Elio Sindoni, religioso e organizzatore di mostre al Meeting di Cl. Il libro si intitola Siamo soli nell'Universo? (qui in una presentazione di Boncinelli) ed è edito dall'Editrice San Raffaele. Ovviamente c'è poco da dire (per quel che ne so) sulla parte che riguarda l'astronomia: i dati sono certificati e affidabili. Il problema sorge quando da questi si fa il salto alla biologia: qua e là nella premessa, e poi con insistenza nel primo capitolo, passa un messaggio chiarissimo. Che se siamo qua lo dobbiamo solo a due fattori alternativi. Un gran colpo di c**o o un miracolo. Mi rendo conto che la sintesi è un po’ tranchant, ma sono pur sempre un giornalista… Ma vediamo di giustificare le conclusioni. Nel primo capitolo, dicevo, che si intitolo Un mondo per noi?, Sindoni elenca tutta una serie di motivi per cui la vita sulla Terra è un fenomeno molto raro: per esempio la rarità della nascita degli elementi pesanti, la distanza del Sole dal centro della galassia, il suo vagabondare lontano da zone turbolente, la presenza della Luna e di Giove nel Sistema Solare, il fatto che la Terra abbia la tettonica a placche, un campo magnetico e un’atmosfera che ci proteggono eccetera eccetera. Fin qui niente di particolare, a parte la frase “ci troviamo dunque nella finestra temporale giusta e nella zona giusta della galassia in cui vi sono le condizioni necessarie per la formazione della vita” (pag. 17). Ciò fa presumente che NON ci siano altre zone nella galassia atte alla nascita della vita (ma forse non è vero, e io sono sempre malfidente). C’è anche qualche frammento poco chiaro, come quando dice che fino a due miliardi e mezzo di anni fa l’atmosfera era composta da “vapore acqueo, azoto, anidride carbonica” e “non c’era ancora ossigeno libero per permettere la formazione di molecole organiche”. Visto che la vita è nata qualche centinaia di milioni di anni prima (certo più di un miliardo di anni) come abbia fatto a farlo senza molecole organiche è complicato da capire.
E’ il capitolo successivo che spiega meglio cosa pensa Sindoni della nascita della vita sulla Terra. Si intitola E poi comparve la vita e racconta appunto degli stadi che vanno dalle prime cellule agli eucarioti all’uomo. L’attacco fa capire l’approccio: se uno dice “la vita implica un progetto” il suo pensiero è chiaro. Il resto del capitolo si dilunga nel raccontare quanto sia improbabile che Dna e proteine si siano messi assieme per formare le prime “cellule”, e come i primi organismi (chiamati archibatteri, come usava qualche annetto fa quando si pensava fossero batteri, e non Archea) siano nati nei camini idrotermali, che non sarebbero esistiti senza la tettonica a zolle: un indizio di quanto racconta dopo, cioè che l’evoluzione dei procarioti a noi non è stato un processo scontato e lineare. Due errori in una frase: dai procarioti si arriva a tutte le forme di vita, e solo il nostro innato antropocentrismo ci fa vedere il processo come avente una fine, l’uomo. Inoltre che non sia un processo lineare lo sanno tutti, ma che non sia scontato è molto dibattuto. Secondo alcuni biologi, è invece normale che su un pianeta nasca e si evolva la vita, anche se non lo è affatto che si arrivi alla vita intelligente.
Il capitolo centrale, per quel che mi riguarda, è Perché c’è la vita. Qui le alternative presentate sono tre: caso, necessità o miracolo. Per farla breve, secondo Sindoni il caso non è possibile e la necessità è governata dalle leggi della fisica, che sono autocreate o imposte da qualcosa di esterno. E questo, con un salto logico incredibile, “ci conduce all’ipotesi del miracolo” (sic). La prima alternativa – caso/leggi -non la capisco (ma la colpa è senz’altro mia): per quel che so, le molecole viventi possono essere nate per caso e seguendo le leggi della fisica, se per caso intendiamo quello che la scienza cerca di capire. Cioè la nascita di molecole (in questa occasione) in seguito a cause non conosciute o addirittura inconoscibili – il decadimento di un atomo radioattivo è un processo casuale, non deterministico né prevedibile, ma direi che rientra in pieno nelle leggi della fisica. Se per caso si intende la fortuna, ecco però che tutto torna. E si capisce come si possa scrivere una frase drammaticamente falsa come “la probabilità che anche una singola molecola biologica si sia formata casualmente è tanto piccola da essere quasi incalcolabile”.
Il capitolo prosegue con una complessa contorsione mentale: che è questa. 1) “L’ipotesi del miracolo sembra essere in antitesi con quella dell’evoluzione” (pag 45) secondo Darwin, in cui “vi è la negazione di ogni finalismo, non vi è spazio per alcun disegno” (ibidem)***.
2) “La Chiesa cattolica […] ha riconosciuto le validità delle teorie dell’evoluzione” (e questo che c’entra con il resto del discorso? Si sta parlando di scienza, non di dottrina o dogma: o no?)
3) Il tutto è smentito dalla famosa citazione di B XVI, che disse: “Se l’uomo fosse soltanto un prodotto casuale dell’evoluzione in qualche posto al margine dell’universo, allora la sua vita sarebbe priva di senso o addirittura un disturbo della natura”. Ma che l’uomo sia… eccetera è proprio la tesi centrale della teoria dell’evoluzione. Ergo, la Chiesa NON ha mai accettato l’evoluzione darwiniana.
Il tutto termina un po’ surrettiziamente con il calcolo dell’altissima improbabilità di nascita di una sola catena emoglobinica tramite incontri casuali di atomi o altre molecole. Secondo questi calcoli (senza fonte) la probabilità sarebbe 10-80. Insomma, non capisco come possa accadere, mi invento dei numeri spaventosi, e dico che è stato un miracolo – chiamiamolo argumentum ad ignorantiam?L’affermazione è così ridicola che non posso fare altro che consigliare la lettura del libro di Richard Dawkins “Alla conquista del monte improbabile”. Forse c’è qualcosa da imparare anche per un fisico.
Il libro si conclude con un lungo excursus sull’equazione di Drake, da cui l’autore trae le conclusioni che “è estremamente improbabile che da qualche parte si sia verificata quella sequenza di eventi, tutti estremamente improbabili, che hanno portato sino a noi”. A questo punto sarebbe duopo accettare l’ipotesi del miracolo, perché “nessuna condizione fisica, chimica, biologica, niente insomma di valutabile porterebbe allo nostra esistenza”. Voila 1.
Dopo due capitoli sulla caccia a Et e la sua presenza nel cinema e nella letteratura, si conclude con il nostro vecchio amico, il principio antropico. Con la solita tiritera che se tutti i valori della fisica fossero anche solo leggermente diversi, non ci sarebbe spazio per la vita complessa e tantomeno per quella intelligente. Le ultime parole sono rivelatici di un libro a tesi: “ritengo che la comparsa di un essere intelligente e autocosciente sulla Terra è il punto d’arrivo, attraverso i processi evolutivi, dell’opera e del volere di un architetto e che tutte le vicende dell’uomo, e soprattutto la venuta di un redentore, portano a ritenere che siamo veramente soli nell’universo”. Voila 2.
Che dire, a questo punto? Il libro è surrettiziamente scientifico, perché cita molti dati di astronomia e fisica. Ma quando si addentra nella biochimica e nella biologia, è palesemente creazionista; di un creazionismo alla Conway Morris, gentile e informato. Ma pur sempre creazionismo: tutti gli esempi citati fanno parte del vecchio armamentario dei creazionisti vecchio stile(Hoyle e la creazione di un aereo in un hangar, l’improbabilità delle molecole biologiche, il secondo principio della termodinamica eccetera). Sono vecchi cavalli un po’ spompati che nessuno cita più. Per quanto riguarda il principio antropico, persino quello debole, da parte dei biologi è considerato né più né meno che spazzatura. Insomma, se l’autore avesse detto all’inizio “io credo in un creatore, e quel che dicono i biologi è falso”, l’avrei trovato più onesto. Concludo consigliandogli un altro libro (lo so, mica legge il blog, ma lo faccio per darmi un tono) E’ l’ultimo di Telmo Pievani, La vita inaspettata. Chissà che non inizi a capire dove sbaglia.
***Ricordiamo che Darwin ha parlato di evoluzione dei viventi, non della nascita della vita, ma questo è qui un fatto marginale. Se non che Darwin è tirato in ballo per dire che BXVI l’ha smentito

5 commenti:
Un altra tassello alla spiegazione di come mai è fallito il San Raffaele.
La frase che hai citato "non c’era ancora ossigeno libero per permettere la formazione di molecole organiche" è un totale non-senso, perché le molecole organiche sono DISTRUTTE dall'ossigeno, mentre si possono allegramente formare in assenza di quest'ultimo. Questo da un punto di vista chimico. Il Prof. Sindoni sarà anche un buon fisico, ma deve ripassarsi la chimica prima ancora della biologia.
Ecco cosa succede quando un fisico si sveglia al mattino e decide di occuparsi di una materia (la biologia) di cui non sa nulla.
Ma la regola aurea "ad ognuno il suo mestiere" dov'è finita?
Cesare P. Brillante osservazione. Credo solo che intendesse dire che non c'era l'atmosfera per un metabolismo aerobico, ma detta così in effetti va contro la biochimica.
La regola aurea "ad ognuno il suo mestiere" dov'è finita? Nel cesso da quando un palazzinaro ha deciso di fare il politico, forse...
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