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… è anche simpatico. Capisco il suo approccio, lo condivido e sono dalla sua parte quando cerca di fare capire che non è vero che esista un enorme abisso tra le capacità dell’uomo e quelle di altre specie, in particolare le altre scimmie antropomorfe. Le volte che l’ho intervistato è stato gentile ed esaustivo, con il suo inglese da olandese, ma perfetto e ricchissimo. Quando “litigava” con Richard Wrangham, un primatologo che affermava che gli scimpanzé sono parecchio aggressivi perché sono “bastardi dentro” (ecco il libro della sua tesi), ero d’accordo con lui.
Ma, c’è un ma. Certi studi e certi libri (sto leggendo L’età dell’empatia, per esempio) mi sembrano un po’ troppo a tesi per essere obiettivi. E finché è un libro, niente da dire; quello è l’approccio, ed è giusto che sia così. Ma che accada nei lavori i lavori scientifici non mi va giù. Per esempio in questo lavoro cerca di dimostrare, e ci riesce per quel che mi riguarda, che le scimpanzé (erano tutte femmine) non sono poi così “altruiste per forza” come le si voleva far passare. De Waal (anzi, lui e il primo autore, Horner) hanno ragione a dire che spesso nei lavori precedenti il tentativo di dimostrare l’altruismo è spesso passato per complessi e intricati protocolli sperimentali che gli animali facevano fatica a capire. Certo, sono intelligenti, ma dover tirare un cordino perché un tuo compare a qualche metro di distanza possa avere in premio un pezzetto di cibo non è proprio intuitivo. Da qui le conclusioni che gli scimpanzé era altruisti solo se le circostanze li spingevano.
Quello di de Waal è un protocollo semplice e comprensibile (si vede l’immagine sopra*). Un animale deve scegliere se prendere un gettone da “egoista” o da “altruista”: e nella maggioranza dei casi sceglieva quello da altruista. Non aveva costrizioni e doveva solo scegliere se prendere il gettone con il cibo solo per lei (erano tutte femmine) o anche per la compare. Che però, ecco il mio dubbio, si conoscevano, perché facevano parte della colonia allo Yerkes primate center. Le loro interazioni non erano del tutto neutre, perché in un gruppo di scimpanzé ci sono innumerevoli interazioni. Peraltro è stato lo stesso de Waal ha inventare il termine “intelligenza machiavellica” per le interazioni tra i gruppi di scimmie. E allora, come può proprio lui essere che il gettone di altruismo sia scelto dall’animale quando davanti (si vedono, ricordate) ha un’amica, una rivale, una concorrente, una gerarchicamente superiore? Infatti, sepolto a pagina 4 dell’articolo c’è una piccola nota. Eccola:
Nevertheless, we cannot rule out the possibility that chimpanzees in our study were influenced by reciprocal exchanges outside the experimental setting, such as food sharing, increased grooming, or agonistic support.
Il fatto che anche a de Waal siano venuti in mente questi dubbi mi consola, anche se non cambia la mia opinione sul fatto che non è stato “dimostrato” niente. Come proclamano molti siti (in questo di Ed Young la spiegazione è particolarmente lunga e interessante), stranieri e anche italiani. Che a mio parere prendono un po’ troppo acriticamente le notizie che si leggono sui giornali scientifici. Ma il parere è solo mio…
Anche se c’è anche l’effetto opposto. Cioè de Waal ha cercato di contrastare un certo saltazionismo, cioè una concezione antievoluzionistica per cui l’uomo e solo l’uomo è in possesso di certe caratteristiche che lo distinguono dal “regno animale” (qualsiasi cosa ciò significhi) e in particolare dai nostri parenti più prossimi, gli scimpanzé. Ecco dove sono d’accordo con de Waal quando parla dei saltazionisti uomo-animale:
“They have had their try with tool use, theory of mind, culture and the like, and now have jumped on altruism and cooperation as the place where major differences will be found. I am sure they exist, but the whole evolutionary framework of altruism research (kin selection, reciprocity) is based on animals for a reason, which is that we are not really that different.
Un lavoro come questo, ancorché imperfetto, dovrebbe servire a contrastare questo approccio, altrettanto (se non di più) a tesi di quanto non sia l’idea di de Waal (e di Darwin, per questo) che tra noi e altre specie non ci sia poi quel gran salto. Un’idea che ha fatto più danni della grandine. E chiudiamo infatti con una citazione del vecchietto terribile: He who understands baboon would do more towards metaphysics than Locke.
Horner, V., Carter, J., Suchak, M., & de Waal, F. (2011). Spontaneous prosocial choice by chimpanzees Proceedings of the National Academy of Sciences DOI: 10.1073/pnas.1111088108*In each trial, the chooser, which was always tested with her partner in sight, selected between differently colored tokens from a bin. (Da Sciencedaily)
1 commenti:
Sono d'accordo conte nel sottolineare che, tra le altre cose, le ricerche di De Waal sono importanti dato che evidenziano la continuità tra uomo e primati (in un ottica evolutiva quindi). E poi,se vogliamo essere più cinici, l'empatia sembra una caratteristica "naturale" degli scimpanzé piuttosto che degli uomini. :)
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