Io capisco, eh. Fai un buco per terra in giardino, ne esce petrolio. E tu lo vendi. Ma quando i vicini cominciano a lamentarsi della puzza, delle infiltrazioni, dell'acqua che sa di benzina eccetera, tu cosa fai? Ti accordi con una grande azienda per fare un buco più grosso, poco più in là. E dici ai giornali che è una grande conquista, che l'accordo è un piccolo passo per te e uno grande per l'umanità, che hai fatto un dispetto a un'altra azienda che sta in un quartierino così chic. Non solo, le azioni della tua proprietà hanno aumentato il valore, e tutti le comprano perché in questo modo hanno più soldi in banca. E il petrolio? Continua a uscire nel tuo giardino e dal nuovo buco, a rovinare l'acqua e il nasino delicato dei vicini, oltre che dei vicini del nuovo buco. Capisco il punto di vista un po' limitato. Sei tu, uno un po' egoista e dalla vista corta. Ma i giornali, i giornalisti, che fanno? Quello che vedete nella pagina sopra. Dicono che è un gran bell'accordo, che tu hai fatto un dispetto all'azienda concorrente, che il mercato accoglierà benissimo questa stretta di mano, che la fornitura di petrolio è assicurata eccetera. C'è un piccolo particolare, anzi due, che hanno a che fare con la mia professione. Primo, la completezza della notizia: si dice che sia un dispetto a Obama perché il cattivone abbronzato (© presdelcons - Italia) ha impedito alla Exxon di bucare direttamente sotto il sedere degli orsi bianchi. Senza considerare che prima di andare a ridurre a latrina uno degli ultimi luoghi vagamente selvaggi del pianeta il sistema democratico Usa ci pensa un po'. E che la fornitura di petrolio proveniente dall'Alaska è una goccia nel mare rispetto a quella necessaria per far funzionare il corpaccione dello zio Sam. E che la Exxon ha foraggiato per anni un sistema di corruzione diretta e indiretta, e di disinformazione sulle conseguenze del petrolio sul clima mondiale. Secondo, le conseguenze globali di questo accordo. No, non quelle sul portafoglio degli azionisti della Exxon o le amanti di Putin, ma sul pianeta. Visto che il petrolio e il carbone usati fino a ora hanno ridotto l'estensione del ghiaccio artico, hanno anche permesso lo sfruttamento di territori fino a qualche anno fa totalmente off limits. Ma il petrolio artico aumenterà ancora la temperatura del pianeta, che scioglierà ancora di più i ghiacci, che metteranno a disposizione più territorio per trovare altro petrolio. Un circolo vizioso se ce n'è uno.
Voi dite, ma Il Sole è un giornale economico. Ecco appunto: la dimostrazione che l'economia è un mondo di favole, dove ogni azione compiuta dall'uomo sul pianeta Terra (mica Marte) ha conseguenze solo e soltanto sulla composizione del portafoglio di azioni e magari sugli accordi politici tra due stati sovrani. Immediatamente dopo essere uscito dalle profondità della Terra, il petrolio (e il carbone, e il metano, e quello che volete) diventano immediatamente beni virtuali, senza impatti sulla tundra, gli orsi, le balene, le popolazioni, l'atmosfera, il clima e il futuro. Si trasformano in azioni, in obbligazioni, in bond e quant'altro, che si infilano nel cyberspazio della NYSE e smettono di esistere sul piano della realtà. Un vate qualche annetto fa diceva: "Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa, il cuore di simboli pieno". Appunto, la realtà fa fatica a infilarsi nei cervelli degli uomini, che preferiscono vivere di simboli (denaro, azioni, economia) senza connessione con il là fuori. Fino a che non ci troveremo a mollo.
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