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Si dice così, “Sono stato buon profeta” quando uno indovina facilmente come potrebbero andare le cose (tipo chi vincerà il gruppo H di Champion’s league). Quando ho parlato di numero di specie sulla Terra ero sicuro che le critiche sarebbero piovute: e in effetti così è stato. Ovviamente insieme alle lodi per l’innovativo approccio al conto. Ho voluto aspettare però di intervenire ancora perché aspettavo che ne parlasse il mio filosofo della scienza preferito, John Wilkins. L’ha fatto oggi (ecco qua) e così posso completare la revisione. Molti, anche quelli che hanno criticato il lavoro, hanno detto che il metodo per contare le specie è particolare e curiosamente efficiente. Qui per esempio il blog di Jerry Coyne dice che: there appears to be a linear relationship on a log scale between taxonomic rank and number of asymptotic taxa. Insomma, potrebbe dare dei risultati. In questo articolo di Carl Zimmer, l’ottimo giornalista lo giudica interessante come metodo, anche se forse i numeri non sono proprio perfetti.
Anche il mio amico Egidio, che gestisce questa specie di enciclopedia (e non so come faccia, visto che è sempre in giro a far foto) mi dice su Fb che “Non mi tornano i conti delle specie negli oceani, né delle conosciute, né tantomeno delle predicted" […] Invertebrati e cordati compresi gli organismi animali marini superano le 303.000 specie conosciute, quindi quasi il doppio del dato riportato in tabella, se non ho letto male. Forse qualcosa da rivedere c'è”. Dalla bibliografia si vede da dove hanno estratto i dati, quindi almeno quello dovrebbe essere controllabile. Le critiche, assolutamente prevedibili quanto corrette. Jonathan Eisen dice che:
Their approach leads to an estimate of 455 ± 160 Archaea on Earth and 1 in the ocean. Yes, one in the ocean. Amazing. Completely silly too. Bacteria are a little better.
I batteri e gli archea sono infatti sottorappresentati in maniera drammatica, e Eisen stesso consiglia di leggere alcuni articoli, e qui vi metto quello che si può leggere senza pagare. Ecco una citazione da uno degli articoli, per stimolare l’appetito: We are also able to speculate about diversity at a larger scale, thus the entire bacterial diversity of the sea may be unlikely to exceed 2 × 10^6, while a ton of soil could contain 4 × 10^6 different taxa. Le stime sono le più variabili, ma certo non sono i diecimila presenti in tabella.
Le critiche più feroci, anche se più sottili, provengono però dal Wilkins di cui sopra che, ricordate, è un filosofo. Poiché ha scritto un libro (ponderoso e difficile) su cosa sia una specie, è su questo argomento che colpisce. Dice infatti Wilkins:
Taxonomists suffer from a congenital disease: it’s very common, although not so widespread you can’t find taxonomists who avoid it. This disease is the fallacy of reification. Broadly stated it is this: if there’s a name for something, there’s a thing the name names.
Se c’è un nome, esiste anche la cosa col nome. Inoltre dice che il trucco usato per arrivare al numero di specie di gruppo sconosciuti, l’estrapolazione da gruppi noti, semplicemente non può funzionare; proprio perché non siamo certi che il rapporto taxa superiori/numero di specie funzioni anche in quei gruppi di cui non conosciamo bene la composizione; anche perché spesso i taxa stessi sono arbitrati e non comparabili. Persino i phyla, che secondo i tassonomi dovrebbero rappresentare piani corporei generali, non siamo proprio certi che sia così. I batteri poi, che non hanno un metodo del tutto noto di fare sesso (in fondo, su questo si basa la definizione filogenetica di specie) sono totalmente fuori da questo schema di classificazione. E perché soprattutto, come leggiamo qui, queste bestie si scambiano pezzi di Dna o Rna anche tra specie diverse. E come fai a classificare una specie se il suo genoma è “All over the place” (cit.)?

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