31 dicembre 2010

Dare il nome alle cose

plantUna dei primi atti di Adamo dopo la creazione e la sistemazione del pianeta (all’universo ci avrebbe pensato il padrone del vapore) è stato di dare i nome a tutto ciò che lo circondava, in particolare agli esseri viventi. Dicono gli esegeti (non chiedetemi la fonte, è il 31 dicembre) che battezzare qualcosa è un po’ come possederlo,e da quel momento in fatti la specie umana si diede a possedere la Terra in più di un modo. Ma vuol dire anche capirsi quando si comunica con altri esseri umani (per Adamo non c’erano troppi problemi, adesso che siamo sette miliardi, e dopo la Torre di Babele è più complicato). Per questo, come dimostra anche questo libro l’uomo si è sempre dato da fare per dare nomi a qualsiasi essere vivente che trovasse. Finché erano canguri e uccelli del paradiso, nessun problema (o pochi), quando ci si è trovati di fronte alle piante, qualche ostacolo è sorto. Le piante sono polimorfe, cambiano secondo la stagione e il momento, la stessa specie cambia aspetto secondo l’ambiente dove cresce; come se un canguro camminasse a quattro zampe in montagne a saltasse in pianura. Mettiamoci anche il fatto che a volte i botanici classificano una specie e non sanno che anche un altro collega l’ha già fatto; per la stessa specie, ma per una forma diversa (la stessa cosa succede per i fossili, ma lì siamo di fronte a pezzettini di un puzzle spesso non collegabili). Insomma, il risultato è stato che la confusione è somma sotto il cielo e a questo punto non sappiamo bene quante specie vegetali abbiamo. A mettere tutti d’accordo (anche se salterà fuori il solito pierino che contesterà i criteri) sono state due istituzioni importanti, cioè il Royal Botanic Gardens, Kew e il Missouri Botanical Garden. Cos’hanno fatto? Hanno semplicemente fatto quello che si chiama revisione tassonomica, cioè hanno cercato di capire se a ogni nome corrispondesse veramente un’entità e una sola (una corrispondenza biunivoca). Sono arrivati alla conclusione – e tutto è qua – che su un totale di 1.040.426 nomi scientifici ci sono 298.900 nomi accettati, 477.601 sinonimi e 263.925 nomi non risolti. il tutto diviso anche per gruppi (angiosperme, conifere, felci e muschi). Sul sito si può arrivare fino a livello di specie, e sapere che la Campanula petraea aveva quattro sinonimi e che le orchidee hanno 69.900 nomi, di cui 27.135 sono stati accettati. La lettura del sito, ancorché non particolarmente diversa da pagina a pagina, è estremamente appassionante, almeno per un botanico. Un ultimo pensiero. In questo sito i signori stanno parlando di nomi, non di piante; cioè di convenzioni umane, non della realtà. Ma solo di come i botanici vedono la realtà. Vi lascio con un brano di Alice (da Attraverso lo specchio) che nessun regista riuscirà mai a rovinare con le immagini.

The name of the song is called 'Haddocks' Eyes.'"
"Oh, that's the name of the song, is it?" Alice said, trying to feel interested.
"No, you don't understand," the Knight said, looking a little vexed. "That's what the name is called. The name really is 'The Aged, Aged Man.'"
"Then I ought to have said 'That's what the song is called'?" Alice corrected herself.
"No you oughtn't: that's another thing. The song is called 'Ways and Means' but that's only what it's called, you know!"
"Well, what is the song then?" said Alice, who was by this time completely bewildered.
"I was coming to that," the Knight said. "The song really is 'A-sitting On a Gate': and the tune's my own invention."

_MG_2259E con la foto di un’Iris pyrenaica (forse, magari è un sinonimo).

1 commenti:

mygenomix ha detto...

La classificazione tassonomica nelle piante è davvero un bel casino, e lo sarà ancora per diverso tempo temo. Attraverso il sequenziamento dei genomi di nuove specie vegetali capita di scoprire che la classificazione fatta in precedenza era sbagliata, e devi continuamente spostare piante da un gruppo all'altro. Nel caso dei vegetali, il DNA è davvero l'unico modo per ricostruire la storia evolutiva di tutte le specie.

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