Dunque, su indicazione de L'estinto, sono andato a leggermi questo post sul blog di Giorgio Isral, che di solito non frequento perché capisco ben poco.
Questa volta però l'argomento è interessante, cioè il contrasto tra due visioni del mondo; da una parte coloro che considerano il pensiero una semplice escrezione di ghiandole cerebrali (uso volutamente un modo di porre le cose un po' Ottocentesco) e chi invece ritiene che sia un'interazione tra livelli diversi di realtà, alcune fisiche altre un po' meno (?). Qui ovviamente mi perdo, perché se non mi si spiega cosa influisca sul cervello per farlo pensare (anche se presumo sia l'anima), non posso andare avanti se non facendo metafisica, e su questo argomento sono assolutamente privo di mezzi. Però, da quel che capisco, Israel respinge l'opinione che il mondo sensibile e misurabile, specie il pensiero umano, sia tutto quello che esiste. È una concezione che in questo caso chiama parallelismo, che equipara la vita cerebrale e quella mentale. Perché, in questo caso, lo scienziato starebbe uscendo dai confini del suo campo, e starebbe facendo filosofia, in particolare appunto metafisica. Quindi, anche riprendendo Bergson, Israel dice che gli aspetti del funzionamento del cervello rivelati dalle neuroscienze descrivono solo gli aspetti “locomotori” dell'attività mentale. Che presumo siano i momenti (visibili agli strumenti) in cui il cervello si muove; ma non pensa. Il pensiero è un'altra cosa. Una “cosa” secondo lui non descrivibile “con fenomeni spazio-temporali rappresentabili nei termini della spazio-temporalità matematica”. Se ci si rivolge solo a questa ipotesi si fa metafisica. Che non si può fare. Perché? Perché se si accetta l'ideologia naturalistica (notare il sottile giudizio di valore con la parola ideologia) si chiude la porta alla religione.
Il naturalismo infatti ha “come scopo la riduzione del pensiero e dell'anima a mere manifestazioni di processi fisico-chimici. Entro questa riduzione i temi della libertà, della finalità e della morale si dissolvono” (nei commenti spiega perché, dicendo che è assurdo pensare che il libero arbitrio possa nascere da un fenomeno chimico-fisico, senza specificare ancora perché). La sua proposta è non cadere nella trappola delle neurofilosofie, ma usare i risultati della neuroscienze solo quando hanno un valore indiscutibile e far dialogare la teologia (che salta fuori solo ora, mi vien da dire) con le filosofie che hanno tentato di superare le aporie dei grandi sistemi ontologici, come Bergson e Husserl.
Certo, il pezzo è uscito su l'Osservatore romano, e non poteva certo avere un tono diverso, ma ho notato un paio di contraddizioni che non mi spiego. La prima è quella di equiparare il pensiero e l'anima. La secondo respingere tout court il naturalismo come spiegazione del mondo fisico. Sono in fondo due facce della stessa medaglia, quella che cerca di introdurre anche nei laboratori una dimensione non fisica (e quindi metafisica? non so) che però influenza il mondo fisico. Mi ricorda per certi versi la proposta del premio Nobel per la medicina John Eccles. Anche perché si può respingere il naturalismo filosofico senza respingere il naturalismo metodologico. Cioè il fatto di pensare e agire “come se” non esistessero dimensioni metafisiche – che non sono percepibili; se lo fossero non sarebbero metafisiche – e lavorare in laboratorio senza la preoccupazione che in fondo tutto quello che succede nel cervello, cioè i pensieri, non siano prodotti solo da entità fisico-chimiche, ma ci sia qualcosa, l'anima, che può influenzarli. Insomma, si agisce come in una simulazione al computer, in cui si può essere un mago, un chierico e un guerriero. Senza per questo, appena usciti di casa, afferrare uno spadone e far fuori il tramviere. Che poi da tutto ciò alcuni (io tra essi) traggano la conclusione che il naturalismo dev'essere anche metafisico e neghi quindi la presenza di realtà ulteriori, sono fatti loro. La distinzione tra i due naturalismi è nota da qualche annetto, e mi meraviglio che Israel non l'abbia usata. probabilmente non c'entra niente, ma io vado avanti.
Il naturalismo metodologico mi spiega che non posso pensare che i pensieri (di cui vedo i risultati e anche le “procedure” molto grossolane quando faccio risonanza magnetica funzionale) siano la stessa cosa, o meglio, siano influenzati, dall'anima. Senza per questo presupporre che l'anima non esista; se uno vuol crederci, nessuno si oppone. Come nessuno si oppone alle dichiarazioni di chi crede nell'esistenza di una teiera tra Marte e la Terra (qui un'altra teiera). Il che mi fa balzare alla mente un'ultima cosa. Se, come ho capito, l'anima o qualcos'altro di metafisico influenza in un modo o nell'altro le azioni del cervello, visto che gli animali l'anima non ce l'hanno, come fanno a pensare? Mi viene da dire che secondo questa concezione non pensino (e andatelo a dire agli etologi). Oppure che abbiano l'anima...
Nei commenti, tutti molto dotti, mi pare di cogliere un vero terrore di alcuni al pensiero che il naturalismo possa anche essere lontanamente vero e che quello che si vede sia tutto ciò che c'è. E che quindi, secondo loro, l'uomo non abbia dignità e senso e non esita il libero arbitrio.
Vi lascio con il testo di My mind's got a mind of its own, dei Phish
My mind's got a mind of its own
It takes me out a walkin' when I'd rather stay at home
Takes me out to parties when I'd rather be alone
My mind's got a mind of its own
I've been doing things I thought I'd never do
I've been getting into trouble without ever meaning to
I'd as soon settle down but I'm right back up again
I feel just like a leaf out in the wind.
(chorus)
I seem to forget half the things I start
I try to build a house and then I tear the place apart
I freeze myself on fire and then I burn myself on ice
I can't count to one without thinking twice
(chorus)
I tell myself to do the things I should
And then I get to thinkin' that them things ain't any good.
I tell myself the truth but know I'm lying like a snake
You can't walk on water at the bottom of a lake
4 commenti:
Pensieri profondi (molti 42). Ma per il senso della vita non basta far riferimento a Monty Python? per me è definitivo. Non posso dimostrare l'esistenza della teiera di Russel ma FSM mi fa capire che non è importante. E che probabilmente non c'è e se c'è qualcuno (Giorgio?) me lo dimostri, senza far riferimento alle credenze di allevatori di capre del neolitico.
Ti ricordo che The meaning of liff è stato scritto da quel genio di D. Adams 8-)
Anche per me è più che sufficiente il 42. E la risposta è "Non c'è". Ma a loro non basta. Ah, Israel è probabilmente anche scettico sull'evoluzione, ma ho solo sospetti, non conferme.
Il paradosso è che questa concezione è estremamente povera, squallida e materialista! Ho sentito alcuni affermare che compirebbero tranquilamente le azioni più spregevoli se sapessero che la morale è "solo" un'invenzione umana.
Quindi, poiché tu hai sentito alcuni che hanno detto ciò, ne ricavi che la concezione è squallida? Cioè, derivi giudizi di valore da alcune opinioni che non gradiscono una certa realtà - sempre che questa sia la realtà?
Ricorda che la realtà o meno delle cose è indipendente dalle conseguenze che ne derivano. Se anche fosse molto più comodo, e portasse meno conseguenze negative, pensare alla morale come calata dall'alto, ciò non significa che le cose stiano così.
Quanto al fatto che coloro che ritengono che la morale non sia un'invenzione umana non compiano azioni spregevoli, ci andrei molto cauto. Ricorda la frase "Uccideteli tutti, dio riconoscerà i suoi" di Arnaud Amaury.
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