Un post che è più che altro una specie di appunto, ma che magari serve anche ad altri. Si sta svolgendo a Londra la 6th World Conference of Science Journalists, a cui partecipano pochi italiani, che io sappia (ci dovrebbe essere Fabio Turone - non io, comunque 8-)). I materiali postati dalla conferenza e dalla rivista Nature, che ne è sponsor, sono moltissimi, e molto vari. E dipingono un quadro piuttosto cupo della situazione, con il giornalismo scientifico che sembra non avere futuro, minacciato da una parte dai mezzi di comunicazione di massa e dall'altra dagli scienziati che bloggano e twitterano e comunicano in qualunque modo, ma certo non giornalisticamente - vedremo.Tra le cose da leggere ci sono questo editoriale di Nature (non firmato) in cui si dice che il giornalismo è in crisi (e quello scientifico di più), ma che gli scienziati potrebbero aiutarlo, per esempio: They can start by recognizing that they will increasingly be talking to reporters who have no experience in science at all. A questo proposito ho trovato un paio di link interessanti, che si rivolgono ai giornalisti economici e agli economisti, ma che potrebbero andare ben per altri. Qui e qui c'è un doppio dodecalogo da imparare a memoria, sia per noi che per il contraltare - gli scienziati. Non sono d'accordo su tutto (il plurale di aneddoto non è dati, ma aneddoti!) ma è interessante.
Sempre da Nature, ecco un pezzo eccellente che dipinge i giornalisti come preti che trasmettono il verbo dall'alto, gli scienziati (o meglio gli articoli delle riviste) al basso, il pubblico. Ci sono problemi da una parte e dall'altra; per quanto riguarda i giornalisti:
Alongside this is a need for science journalism to develop roles analogous to those of political journalism or literary and artistic criticism. We need to have the willingness to acquire more expertise so we can understand the technical details of the science, be able to interrogate and be critical when necessary, and not feel intimidated by those we are interviewing.
Non sono convinto di diventare un critico letterario (così tanta fuffa non saprei scriverla) ma un minimo di autocritica è sempre necessaria.
Sempre da Nature un bel forum sulla morte del giornalismo scientifico (e dai!). Da come se ne parla ormai da qualche mese mi sembra che sia sempre più vivo, ma magari è solo scaramanzia.
In un modo o nell'altro (non me lo ricordo) sono arrivato anche a quest'iniziativa che riguarda Darwin. Al suo interno c'è un survey (pdf) sull'accettazione di Darwin e l'evoluzione in alcuni Paesi. I numeri sono lunghi e complessi, ma come al solito gli Stati Uniti ci fanno la figura di arretrati. Per esempio in questi due campi:
Less than half of those surveyed in Russia (48%), South Africa (42%), USA (41%), and Egypt (25%), who know something about Charles Darwin and his theory of evolution, agreed with the opinion that enough scientific evidence exists to support this theory. The results also show that people polled in the USA, South Africa and India are the most likely to believe that life on Earth, including human life, was created by a God and has always existed in its current form (all at 43%).
C'è molto altro, leggetelo tutto.
L'immagine sopra proviene da Nature
P. S. Aggiornamento: qui c'è l'intero spreadsheet dei dati
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Now playing: The Beatles - Norwegian Wood (1965) (.977 The Classic Rock Channel)
via FoxyTunes

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