7/06/2009

Minaccia dall'alto

Cioè dalle alte latitudini. Quasi a confermare notizie o sospetti che risalgono ad anni fa, un nuovo studio fa sapere che nel permafrost delle regioni artiche e boreali ci sono almeno 1672 Pg di carbonio organico, circa il doppio di quanto dicevano le stime precedenti.Ovviamente il primo pensiero è andato a cosa accadrebbe se tutto il territorio dove c'è questo ben di dio di metano cominciasse a sciogliersi. Le conseguenze non sono ovviamente quantificabili appieno, ma certo il metano avrebbe una grossa influenza sul clima terrestre. Unito a questo c'è il fatto che le regioni nordiche sono molto più soggette a riscaldamento di quelle alle altre latitudini. E che quindi scaldandosi di più cederebbero il metano molto più rapidamente. E il bilancio anche temporale del carbonio?
"Radioactive carbon dating shows that most of the carbon dioxide currently emitted by thawing soils in Alaska was formed and frozen thousands of years ago. The carbon dating demonstrates how easily carbon decomposes when soils thaw under warmer conditions,"
Confrontate questi dati con la riluttanza di tutti gli stati seri ad abbassare le emissioni di carbonio di cui si sta parlando in questi giorni al G8 (tra casini e donnine facili, e non parlo di ministre, non solo diciamo). E alle dichiarazioni del zichiccone nazionale sui batteri dormienti nel permafrost, una delle più grosse bufale degli ultimi mesi (anche se sono propenso a credere che lui ci credesse davvero).

La foto sopra è la Siberia, dal Global Carbon project

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