
La ministra borrowjack ha qualche giorno fa esternato sulla necessità di avere più privato anche nelle zone protette, perché non siano, dice lei "negate alla fruizione pubblica"; invita a che "Le arèe marine non vanno chiuse ma aperte, mi si passi il termine, al «culto» dei molti che amano il mare". Per puro caso su una rivista online di scienza (Plos biology) ci sono un paio di articoli sulla fruizione delle aree protette. CI sono dati, numeri, considerazioni supportate dai fatti eccetera. Lo so, a ministri del governo non piace la realtà, ma vorrei tanto che trovassero qualcuno che gli traduce gli articoli (non pretendo che sappiano l'inglese). Il primo ha preso in esame il numero di visitatori in zone protette in 20 Paesi, e ha notato una correlazione tra Pil e cambiamenti pro capite nelle visite ai parchi nazionali e simili. E ha notato che nei Paesi più ricchi c'è in effetti una diminuzione dei visitatori nei parchi nazionali, che però sembrano compensati dalle visite all'estero. È come se i parchi degli Stati Uniti fossero pieni così pieni di gente che gli americani non trovano meglio che andarsene in Messico o in Africa. C'è altro, ma questo mi sembra un risultato interessante. L'altro articolo fa un'analisi più ampia di tutta la letteratura, e fa notare prima di tutto che sì, va bene, le zone protette sono importanti per il turismo, ma soprattutto sono fondamentali per i servizi degli ecosistemi, e valgono miliardi di dollari solo per quello. Per quanto riguarda il turismo, ripete che ci può essere una partnership con i privati, ma "Partnerships with tourism developers, however, have incurred high costs, brought few visitors and minimal revenue (<6%), earned no net revenue for conservation, and reduced benefits for private recreational visitors". E conclude, sull'argomento: "If individual visitors cause impacts, agencies can restrict access or activities. This is not politically feasible for large private developments. Arguments advanced by commercial tourism interests are
not supported by evidence; however, this is lobbying, not logic". Poi fa notare la stessa cosa dell'altro articolo: "They are so crowded that people go to other parks or other land tenures". Ma purtroppo: "Conservation is a far more valuable use of parks than tourism and recreation, so in theory, parks agency budgets should only reflect conservation management costs, and visitation rates should be irrelevant. In practice, however, since conservation decisions are political rather than economic, these new data are of enormous importance to conservation worldwide". Cioè, per il ministro, non dovrebbe fregare a nessuno se nei parchi ci va più o meno gente, ma purtroppo anche qui entra la politica, e quindi i voti, e le decisioni politiche non hanno niente a che fare con la reale protezione. Ministro, legga prego. E la smetta di dire...
La foto sopra è di AnMoKio, ed è licensed under the Creative Commons Attribution ShareAlike 2.5

0 commenti:
Posta un commento