Sul Corriere della sera del 14 luglio un pezzo di tale La Capria mi ha incuriosito, perché il suo titolo era Si stava meglio quando l'aria condizionata non c'era. Dopo breve ricerca ho scoperto che questo La Capria è uno scrittore che ha pubblicato oltre venti libri di narrativa. Il pezzo non mi pare un capolavoro della saggistica (ma io non ci capisco niente) ma vorrei esaminarne il contenuto. Dopo aver raccontato la sua gioventù, nella quale non esistevano caldo o freddo (per ragioni psicologiche e di tradizione) La Capria dice più volte che, se capisco il messaggio, si stava meglio non tanto quando si era più giovani, quanto quando quella che regnava sovrana era l'ignoranza sul futuro. In particolare sulle condizioni meteorologiche e lo stato della Terra. Ecco un frammento significativo:
Non arrivavano continuamente notizie della fine del mondo o giù di lì!
S’ignorava l’effetto serra, lo scioglimento dei ghiacci, la sparizione
sotto il mare d’interi arcipelaghi, la triste fine riservata alle foche
e agli orsi polari, e così via
Non capisco bene se in questo pezzo ci sia anche un giudizio di valore, anche se quanto segue farebbe intuire che certe cose è meglio non saperle - effetto serra compreso - perché tanto prima o poi da qualche parte qualcosa di brutto accade. Il pezzo finisce con un'ode all'imprevedibilità, ai temporali e una deprecazione sulle previsioni del tempo, che tolgono alle vacanze il loro bello, con una chiusa su: è meglio lasciare andare le cose come vanno perché solo così è possibile qualche sorpresa come quella che ho ricordato.
Ora, è difficile strappare da un articoletto di poche battute un significato profondo; poiché però l'ho sentito dire da moltissima gente, e questo La Capria sembra sia una specie di maître à penser, non mi pare sbagliato dire cosa ne penso. Cioè che il pensiero comune, in Italia rappresentato dai letterati - che stanno per persone colte - sta cominciando a vedere con fastidio questo strapotere della cultura scientifica, con la sua voglia di spiegare e prevedere tutto, con la smania di capire cosa accade e soprattutto cosa accadrà. La curiosità di scoprire come va il mondo, e come andrà specie nei momenti più brutti (Toglile l’imprevedibilità con la previsione e tutto il più bello scompare, perché le hai tolto (alla vita) la sua vera sostanza), è un atteggiamento scomodo e spiazzante. Perché non continuare a vivere nel presente, senza preoccuparsi del futuro e soprattutto senza pensare che sia meglio cercare di governare il cambiamento (se mai cambiamento c'è)? È, anche questo, uno degli oggetti del contendere tra le due culture, di cui parlo ogni tanto anche in vista dell'incontro cui sto lavorando. E, visto che faccio parte di una delle due e capisco poco l'altra, mi sembra che la cultura letteraria, anche adesso, anche in Italia, rimproveri a quella scientifica la voglia di sapere e la curiosità sul futuro (una specie di sindrome di controllo alla rovescia). Perché cullandosi nel passato non si dissacra il mondo. Come diceva Keats di Newton, il compito della scienza è un orrido unweaving the rainbow by reducing it to a prism; e lo affermava alzando un calice e maledicendo lo sgradevole matematico. Fatte le debite proporzioni, questo La Capria mi sembra un suo epigono.
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1 ora fa

3 commenti:
eh, signora mia! si stava meglio quando si stava peggio!
a me sembra che il problema del nostro eroe sia di non avere le idee chiare sulla scienza. chiunque la conosca un po' sa che tutto ci sono tranne certezze: ad oggi la scienza è sempre stata una ricerca continua, e uno scoprire cose nuove.
tra l'altro la capria fa l'elogio del tufo: glielo avrà spiegato qualcuno che il tufo contiene radon e che a lungo andare fa molto male alla salute? certo meglio ignorare e buscarsi un tumore, eh
p.s. il link sul sito del corsera non funge, segnalo alternativa:
http://risorse.legambiente.eu/rassegna_stampa/10612-12004.png
Grazie per il link.
Marco
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