Vediamo un po' alcuni punti su cui ragionare: prima di tutto perché, nonostante ci si batta da anni contro il concetto, nessun giornalista generico o che non si occupa di scienza (cioè praticamente tutti quelli che scrivono di scienza...) non l'ha ancora capita? Vivendo in una redazione e conoscendone in parte le dinamiche, posso azzardare una delle tante spiegazioni. Al di sopra di un giornalista cui è assegnata la notizia ci sono una pletora di incarichi che hanno il compito di "controllare": vicecapiservizio, capiservizio, vicecaporedattore, caporedattore, vicedirettore, direttore. Quando non ci mette il naso l'art director o il capo del personale... Ognuno di queste figure ha l'incrollabile opinione che il suo modo di fare giornalismo sia migliore di quello degli altri - di tutti gli altri. E che, soprattutto, gli articoli debbano seguire certe regole (le sue) e che quelle degli altri siano dispensabili o spesso assurde. Se poi questi algoritmi giornalistici (i nomi latini vanno tutti un corsivo, per esempio) confliggono con altre regole più generali (come il fatto che il codice di nomenclatura zoologica ordina di tenere in tondo quelli di famiglie e ordini e su su) al diavolo gli zoologi o gli scienziati. In fondo che ne sanno loro di belle lettere? (la maggior parte delle alte gerarchie nei giornali sono laureati in lettere o filosofia). Allora il normale redattore ordinario fa marcia indietro e si adegua. Contraddire un superiore, specie dimostragli che ha torto (non è difficile, quando si ha a che fare con un ignorante in materie scientifiche) è una delle mosse peggiori che si possano fare in redazione. Poi c'è l'abitudine alle frasi fatte, specie nel campo delle scienze biologiche: l'uomo deriva dalla scimmia, i fossili sono anelli di congiunzione, l'evoluzione va da semplice al complesso eccetera; frasi che si sentono ovunque, specie nelle redazioni. Perché? Ancora, perché un caporedattore o quello che è ragiona molto spesso per slogan. Un po' come se tutti iniziassero un articolo sul clima dicendo "non esistono più le mezze stagioni". Ecco perché quando un caposervizio vede la notizia di un fossile rilanciata anche da Google, chiama il responsabile e gli dice di scrivere qualcosa sull'anello di congiunzione. Non accetta lunghe e noiose spiegazioni sul perché l'anello di congiunzione sia un concetto obsoleto e decisamente sbagliato. "Fallo e basta; la gente capisce questo".
Ancora, se vogliamo, sostituire anello di congiunzione con fossile di transizione è un filo meglio, ma nella maggior parte dei casi mi pare sbagliato. La parola transizione sta a significare un punto di mezzo tra un "momento" e l'altro. Transizione significa che i punti significativi sono la partenza e l'arrivo. E dov'è la partenza nell'evoluzione? Nel brodo primordiale (altra idea obsoleta)? E l'arrivo? Sempre l'uomo, o magari le specie odierne? Tutti i fossili sono di transizione, in un modo o nell'altro. Forse si potrebbero definire di transizione quelli da un ambiente all'altro (una definizione ecologica, per così dire).
Allora, che fare? Anelli di congiunzione no, fossile di transizione no, insomma, non sei mai contento. Propongo di sostituire le espressioni con... niente. Fossili, specie estinte, nella linea che forse avrebbe portato agli odierni ominidi (se Darwinius fosse un nostro antenato, lo sarebbe anche di gorilla, gibboni, scimpanzé e centinaia di altre specie). Chi siamo noi per essere privilegiati?

1 commenti:
Grande !!
Devo dire che mi riconosco parecchio nei tuoi post !
^^
Posta un commento