31 dicembre 2008

Pietas... o animalismo


Tutto comincia con un articolo sulla Stampa di Torino, che denuncia la situazione di gravissima difficoltà in cui si trovano molti animali del Parco del Gran Paradiso, a causa delle forti nevicate. Camosci, stambecchi, caprioli e volpi, dicono sul giornale, non hanno da mangiare e probabilmente moriranno a centinaia. Il giorno dopo un altro articolo, questo, che titola "E' un orrore lasciar morire gli stambecchi" rilancia il dibattito, addirittura con un sondaggio che chiede se è giusto o meno l'inazione. Finora il risultato è 54 per lasciarli morire e 46 soccorrerli. Nell'articolo ci sono varie opinioni, che spaccano in due l'approccio degli italiani alla faccenda. L'intervento più illuminante è questo
«Non condivido il “dovere“ di accettare la teoria naturalistica della riserva, creata e gestita dagli interessi dell’uomo - ha scritto Anna Maria alla Stampa - L'inverno con molta neve fa spostare gli animali, cercano aiuto e chi trovano? Dei teorici che li lasciano morire di fame. Mi dicono che caprioli, madre e figli, stanno sul bordo di una pista da sci, per fame, a guardare gli umani divertirsi. Aspettano cibo. Gli animali sconfinano, per sopravvivere, sono in ogni caso in balia dell’uomo, aiutiamoli».
La signora Anna Maria non si rende conto di parecchie cose; primo che il parco non è creato e gestito dagli interessi dell'uomo, ma almeno in teoria da quelli della natura. Secondo, i "teorici" di cui parla la signora sono veterinari e naturalisti che ogni giorno escono e si fanno un c**o a capanna per capire come vanno le cose nel territorio protetto. Curiosa poi la localizzazione dei caprioli; stanno "sul bordo di una pista da sci". Si è mai chiesta la signora perché c'è una pista di sci in un parco nazionale? E cosa succederebbe agli animali se questa pista non ci fosse? Dà per scontato che un'attività impattante come lo sci ci debba essere, e che nel contempo questi animali vadano soccorsi? Ma sentiamo cos'hanno da dire i "teorici". Prima di tutto il veterinario del Parco, Bruno Bassano, che dice di lasciarli stare, perché «Anche se può sembrare crudele, bisogna accettare questa forma di selezione naturale». Poi sul Gruppo di discussione sulla ricerca faunistica, il naturalista (o biologo, non ricordo) Achaz von Hardenberg del Centro Studi Fauna Alpina del Gran paradiso pubblica un comunicato stampa del Parco, che dice fra le altre cose: la selezione operata dalla neve e dall’inverno è un fenomeno naturale, tutt’altro che eccezionale in aree di montagna come il Gran Paradiso e che ha effetti a lungo termine benefici sulla “qualità” della popolazione del Parco.
Poi che:
la storia del Gran Paradiso, come di molte aree protette di montagna, dimostra che questi eventi sono periodici e che nulla possa essere fatto per modificarli: gli sforzi profusi degli anni ’70 e ’80 per dare foraggiamento artificiale agli erbivori selvatici non ha portato a concreti risultati in termini di sopravvivenza, senza considerare il fatto che operazioni di questo tipo dovrebbero essere attuate sull’intera superficie dell’area protetta con costi ciclopici ed effetti addirittura controproducenti. Anche esperienze in altri paesi, tradizionalmente con inverni molto più rigidi dei nostri, come gli Stati Uniti e il Canada, dimostrano che il foraggiamento artificiale oltre a non essere una misura efficace per limitare la mortalità, ha effetti addirittura negativi per gli animali
E conclude con un'osservazione illuminante:
La selezione operata dalla neve è di fondamentale importanza per una popolazione alpina e il declino degli stambecchi in questi ultimi anni lo dimostra: interi decenni senza neve hanno creato condizioni per un’anomala sopravvivenza di camosci e stambecchi che sono aumentati fino a circa 5.000 capi gli stambecchi e circa 8.000 i camosci nel 1993; dopo questo picco, pur persistendo la mancanza di neve, la popolazione di stambecchi ha continuato a diminuire fino agli attuali 2600 capi: questo minimo storico potrebbe essere proprio legato all’assenza di una selezione naturale operata dagli inverni che porta alla persistenza nella popolazione di un elevato numero di femmine vecchie e di bassa qualità che danno alla luce capretti deboli con ridotte probabilità di sopravvivenza (la sopravvivenza dei capretti infatti si è ridotta della metà negli ultimi 15 anni).
Per tornare all'articolo: Gabriele Salari, scrittore ambientalista, è perplesso: «Nella mia esperienza, osservando i forestali, posso dire che la cerva Jona, il cerbiatto Fiore e tanti altri ungulati sono stati salvati da morte certa dai forestali nei nostri parchi...».
Due approcci molto diversi quindi (o meglio tre; lo scrittore non distingue l'approccio popolazionale da quello volto alla salvezza del singolo animale, che non cambia niente nelle dinamiche della specie nel parco). Chi conosce gli animali, e li vede tutte le mattine, sa che alcune popolazioni sono adattate alla presenza di neve e che la mancanza di questo selettore naturale (in assenza di predazione rilevante) porta al peggioramento della "qualità" della popolazione; femmine più vecchie e quindi nuovi nati meno in salute. Dall'altra parte ci sono gli animalisti, che vedono in ogni individuo un vivente degno di essere protetto, e fanno di tutto per non farlo morire. Rispettabile ma, sempre nell'ottica del portaombrelli, questo sentimento è pieno di conseguenze inattese. Tipo il fatto che questa politica avrebbe come risultato che a lungo andare gli stambecchi potrebbero addirittura scomparire dal parco.
C'è da dire che la percentuale di "freddi tecnici" è molto superiore a quello che pensavo, e che pensavano anche gli esperti di fauna, che sono rimasti piacevolmente sorpresi dal risultato. Come dice Bogliani, uno dei migliori zoologi italiani: E' interessante che, nonostante lo spazio lasciato ai commenti di persone con atteggiamento che definiremmo in modo schematico "animalista" [...] al momento dell'invio di questo mio messaggio, su 862 risposte, il 57% indichi la propensione a lasciar fare alla natura.
Fra l'altro, se lo confrontiamo con la levata di scudi contro la caccia al capriolo di un paio d'anni fa, questa notizia non ha avuto praticamente rilevanza. Eppure la specie più importante, lo stambecco, è infinitamente più in pericolo del capriolo. Perché?

23 dicembre 2008

A chi dare ascolto?


Leggo sempre con attenzione, da quando l'ho sentito a Genova, il blog di Giorgio Israel. Nella maggior parte dei casi non lo capisco (lui è u matematico, e io sono mathematically challenged) ma ogni tanto ha spunti interessanti. Per esempio, in questo post, prende in giro un matematico inglese che ha cercato di mettere giù l'equazione della sfiga, unendo varie variabili e alcune costanti (credo). Israel se la prende con il matematico stesso e soprattutto con i ragazzi di Jekyll, che adesso non va, perché hanno scritto una notizia senza senso, senza spiegare cos'è la formula e soprattutto, a quanto ho capito, cercando di far passare la notizia stessa come degna di essere pubblicata. Conclude la prima parte del suo post dicendo:
Bel modo di combattere la superstizione quello di sostituire alla credenza nella iella e nel destino la magia di formule incomprensibili di fronte alle quali il volgo deve inginocchiarsi perché “questa è la scienza, bellezza”!...
Poi parte un po' in quarta, dicendo:
In questa divulgazione diseducativa ancor più grave dello sbattere sulla pagina una formula senza spiegarla è la diffusione della credenza, non meno irrazionale di quella nella sfiga, che la scienza sia la chiave di ogni aspetto dell’universo.. Sì certo, forse non è vero che la scienza eccetera eccetera. Ma se vogliamo spiegare il mondo e non ci va bene, con cosa sostituirla?
Ecco un esempio:
se egli [il matematico della formula] ha ragione di dire che è corretto cercare spiegazioni razionali e non rifugiarsi nelle superstizioni, è difficile sostenere che la fisica, la chimica e la biologia bastino: anche la mente umana ha la sua parte ed è avventato dare per scontato che tutto si riduca a una faccenda di atomi o di reazioni chimiche.
Avventato, sì. E allora? Se non è una faccenda di atomi o di reazioni chimiche, cos'è? Non si sa. La pensa forse come Wallace? Che aveva dei dubbi sulla possibilità per la selezione naturale di spiegare la mente, ricordiamo.
Poi Israele cala l'asso:
Non soltanto nessuno possiede la chiave per spiegare matematicamente qualsiasi evento, ma l’asserzione che tutto il mondo sia matematico è un postulato metafisico indimostrabile e che tutto spinge a ritenere privo di fondamento.
Ok, questa l'ho capita (forse c'entra Godel). Ma come spiegare allora il mondo? Dicendo che c'è altro, mi sento dire e leggo spesso. Ma altro cosa? Altro.
Ecco allora che leggo un pezzetto di un libro che parla di credenze e fedi (no, non mobili e giornalisti lecca...piedi). Il volume è "Nati per credere", di Girotto-Pievani-Vallortigara. E nel capitolo 7 "La macchina delle credenze", trovo:
Noi personalmente, autori di questo libretto, riteniamo che l'idea che la vita mentale sia qualcosa di diverso dall'attività materiale del cervello sia sbagliata.
Da una parte ho un matematico che mi dice come gli atomi e le reazioni chimiche non spiegano il mondo, accusa gli scientisti di superstizione e dice che c'è dell'altro (questo l'ho aggiunto io); dall'altra tre autori (un paio di psicologi - anche se credo che Vallortigara potrebbe essere definito un etologo - e un filosofo della scienza) che mi dicono che secondo loro tutto è legato all'esistenza di particelle esistenti che interagiscono. A chi credere?



P. S. Ah, aggiungo che a quanto ho capito da una vignetta sul sito, il suddetto matematico pensa che il riscaldamento globale antropogenico sia una bufala...

Un... saggio

"Buongiorno, ufficio stampa di XXX?"
"Sì, mi dica"
"Buongiorno, sono un giornalista e vorrei ricevere un libro di cui so che state conducendo una nuova traduzione"
"Certo, quale libro?"
"E' l'Origine delle specie, di..."
"L'Origine dellA specie?"
"... sì..."
"Ma, è un saggio?"
"... Se vogliamo"
"Allora mandi un'e-mail a XXX"
"... Grazie. A risentirci"
"Grazie a lei"

22 dicembre 2008

Per andare su cose più serie

Non so se qualcuno ho già segnalato questo video. Se no, lo segnalo io (il testo è in inglese, ma non difficilissimo. Lui, Roy Zimmerman, è un genio della poesia moderna - quasi come Jonathan Coulton):



P. S. Sì, l'ha segnalato Spaghetto Volante

20 dicembre 2008

Poi basta


Questo è un filmato in cui il nuovo consigliere scientifico di Obama ci racconta cosa pensa del riscaldamento globale, che lui dice sia una definizione errata, e come affrontarlo e adattarsi.

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Now playing: Mother Love Bone - Chloe Dancer , Crown Of Thorns
via FoxyTunes

18 dicembre 2008

Continuano i confronti


Allora, per andare avanti con le comparazioni tra il governo (??) italiano e quello statunitense, ecco la notizia che forse, ma lo dice Science, il nuovo consigliere scientifico del governo dell'abbronzato sarà John Holdren. Che di lavoro fa il "Teresa and John Heinz Professor of Environmental Policy Director" alla Harvard università. Anche lui come molti altri nel governo, si occupa di ambiente e - gasp! - crede che sia meglio occuparsi della messa in piega piuttosto che dare i soldi ai banchieri. Ecco una sua descrizione estesa:

His work focuses on causes and consequences of global environmental change, analysis of energy technologies and policies, ways to reduce the dangers from nuclear weapons and materials, and the interaction of content and process in science and technology policy.

Noto tra le altre cose che ha scritto un paio di articoli con Paul Ehrlich. E se non sapete chi è, eccolo qua.
Purtroppo per stavolta non c'è la possibilità di fare confronti perché da noi una figura simile non esiste neppure lontanamente. Vi immaginate quando in un colloquio internazionale Holdren o Chu cominciano dicendo: "La grave minaccia del riscaldamento globale" e la presty o il bruny o addirittura la marcy dicono (se capiscono l'inglese, del che dubito): "Il riscaldamento globale non esiste, lo ha detto il nostro presidente del consiglio. E se esiste, fa la bua all'industria"? Ecco la reazione.





Ultimissime. Ho scoperto un frammento di Holdren da David Letterman (e si capisce che lui si deve preoccupare della messa in piega dalla sua capigliatura). E ascoltate (altro confronto) quello che dice Letterman e come reagisce Fazio a quello che dice Luca Mercalli a "Che tempo che fa" (che secondo me è uno degli uomini più frustrati della televisione). Attenzione che il filmato io non lo vedo in Firefox ma solo in Internet Explorer

17 dicembre 2008

Obama e Chu sul clima


Le parole di Barack Obama del post precedente sono particolarmente interessanti. E durissime contro gli interessi industriali, che secondo lui hanno bloccato la ricerca dei rimedi contro il riscaldamento globale.
Ma vediamo punto per punto:
0:30 Sappiamo che nel Ventunesimo secolo il futuro dell'economia e lavoro è inestricabilmente legato a una sfida, l'energia.
1:12 Nei prossimi anni le scelte che faremo determineranno il Paese e il mondo che lasceremo ai nostri figli e nipoti.
1:20 Tutti conoscono i problemi legati alla dipendenza (dice addiction, quindi quasi una dipendenza da drogati) al petrolio di fonti esterne
1:35 Questi pericoli vicini sono eclissati (eclypsed) solo dalla minaccia a lungo termine del cambiamento climatico (capito, psiconano? l'uomo più potente del mondo si occupa della messa in piega mentre tu distruggi una nazione intera e vuoi far fuori Fazio e la Littizzetto),
1:51 Per oltre tre decenni, abbiamo ascoltato un aumento di messe in guardia (come cavolo si traduce warning?) contro la nostra dipendenza energetica. Abbiamo ascoltato presidente dopo presidente promettere di cambiare rotta. Abbiamo sentito governo dopo governo parlare di indipendenza energetica. Per poi fermarsi di fronte all'opposizione di "interessi speciali" (capito marcy, si riferisce a te, lo sai?)
2:14 Anche se le risorse mondiali scompaiono. Questa volta tutto dev'essere differente. Questa volta non possiamo fallire.
2:43 La ricerca di una nuova economia energetica richiede uno sforzo sostenuto e totale (all hands on deck, dice. Proprio come qua)
2:53 Le fondamenta dell'indipendenza energetica sono proprio qui, in America. Nell'energia (dice power) del vento e del sole.
3:00 Nell'innovazione della nostra scienza e impresa, e nella dedizione della nostra forza lavoro
3:11 Creare una nuova economia ibrida... Creeremo opportunità senza fine; possiamo creare milioni di posti di lavoro[...] costruendo windfarm e pannelli solari e automobili efficienti
3:50 Dobbiamo anche riconoscere che la soluzione al problema del riscaldamento globale dev'essere globale (capito presty, globale. È il contrario di locale e piccino, da pezzenti)
4:05 Proprio come noi lavoriamo per ridurre le nostre emissioni, dobbiamo anche assicurarci che ogni nazione stia facendo la sua parte (capito governo italiano. Ogni paese)

Poi presenta i componenti del panel di ministri e segretari, dicendo, fra l'altro

5:25 La mia amministrazione rispetta la scienza e prenderemo decisioni basate sui fatti

Ecco alcune frasi di Chu:

8:56 In questo momento di crisi, le persone perdono lavoro e casa [...] Alcuni dicono che dovremmo concentrarci esclusivamente nel ristabilire la salute dell'economia. [...] Nel rapporto Lighting the Way: Toward a Sustainable Energy Future (disponibile qui, in pdf), i due coautori, io e Josè Goldenberg, abbiamo scritto: «Noi crediamo che un aggressivo supporto di un politica energetica, insieme a incentivi che accelerano e diffondono soluzioni innovative, possono trasformare l'intero panorama di domanda e richiesta di energia».
Poi finisce citando Faulkner...

Proprio come Bossi e company che, ricordiamo, sono al governo.

Cosa dice l'abbronzato sull'energia?

Ecco cosa dice:



Il mio inglese è particolarmente imperfetto, specie con gli abbronzati, ma mi pare che sotto sotto dica che i governi europei, con in testa lo psiconano, da ora in poi dovranno cedere il passo a un Paese che fa le cose sul serio.

Domani, quando starò meglio, farò un'aggiunta su quello che ha detto il premio Nobel, che ricordiamo si occupava di efficienza energetica e celle solari, e che adesso è il segretario all'energia.

16 dicembre 2008

Il portaombrelli e la civiltà occidentale

Il titolo è criptico assai, e assomiglia in maniera pericolosa a "Gli asparagi e l'immortalità dell'anima", ma ha una suo valore.
Allora, questo è un portaombrelli come ce ne sono tanti: come vedete, ha un certo numero di piccoli buchi che nell'intenzione del disegner (credo) servono per permettere una maggiore circolazione dell'aria e quindi una più rapida asciugatura dell'ombrello ivi riposto (come da fotografia). Peccato che il designer stesso non si sia reso conto che con tutti quei buchi la prima cosa che accade quando infili un ombrello è che le bacchette dello stesso si vanno a incastrare nei buchi, con il rischio che si spezzi la punta delle bacchette e che, visto che nessuno li aggiusta più, l'ombrello stesso sia da sbattere via. Cosa c'entra questo con la civiltà? Adesso ci arrivo. Il designer, che senz'altro è un bravo professionista perché di questi portaombrelli se ne vedono dappertutto, aveva in mente uno scopo progettando l'oggetto, cioè farlo asciugare in fretta. Perché proprio quello? Chessò, magari aveva una moglie che entrava e usciva di casa molto spesso, o lui stesso ha subito una doccia da ombrello bagnato. Fatto sta che ha progettato quel portaombrelli. Senza pensare alle conseguenze del suo gesto, cioè la rottura delle bacchette degli ombrelli stessi.

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E' questo che accomuna il designer del portaombrelli alla civiltà; si fanno le cose pensandoci parecchio, si ragiona sulla funzionalità primaria (per così dire) dell'oggetto, e non sulle conseguenze. Che sono altrettanto importanti della funzionalità, perché possono completamente inficiare il beneficio derivato dall'oggetto stesso. E per oggetto intendo il portaombrelli, ma anche la ruota, l'automobile, gli oggetti politici, le visioni a lungo termine. E' come se avessimo gli occhi che guardano in una sola direzione. Facciamo qualche esempio, non quantitativo, per ora (magari domani cerco qualche cifra). L'automobile è uno degli oggetti che più simboleggiano la civiltà occidentale. Inventata all'inizio del 1800, è oggi posseduta da una persona su undici sul pianeta. E' il mezzo più diffuso per spostarsi e dà al possessore una libertà quasi illimitata (con i fuoristrada ancora di più). Eppure le morti da incidenti ogni anno sono molte decine di migliaia, e i costi relativi sono altissimi. L'automobile ha trascinato con sé (in nessun ordine particolare) le strade, l'allargamento delle città - suburban sprawl - l'inquinamento, la costruzione di fabbriche, l'uso dei combustibili fossili e delle risorse per costruirle (le macchine, non i combustibili...) eccetera eccetera. Col risultato che adesso che l'industria dell'auto è in crisi per mancanza di acquirenti, e lo sarebbe stata in ogni caso per mancanza di petrolio, nessuno sa più cosa fare. Anche un presidente che si proclama "ecologico" come Obama deve per forza promettere di sostenere l'industria dell'auto negli Stati Uniti. E questo è solo un esempio. L'altro, quello delle generazione di energia attraverso i combustibili fossili, non credo abbia bisogno di spiegazioni.

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Ma, direbbe il designer del portaombrelli, quello è il modo migliore per farlo; gli altri avevano conseguenze negative altrettanto gravi, o peggio. Tipo, non costruire le automobili non avrebbe permesso a una classe operaia appena nata di conquistare diritti fino a qualche tempo prima impensabili, con l'industrializzazione e l'inurbamento. Così come ha permesso di aumentare il profitto degli imprenditori (ehm...) e il salario degli operai, che fino a qualche tempo prima erano in campagna a spezzarsi la schiena coltivando i campi. C'è stata, dicono tutti gli economisti, una vera esplosione di benessere; la mortalità infantile è diminuita, la vita si è allungata eccetera eccetera. Ma cosa sarebbe successo se avessimo preso in considerazione le conseguenze della nascita dell'automobile? Gli economisti e molti positivisti (nel senso comtiano del termine) dicono che pensare al principio di precauzione per ogni nostra azione non porta altro che all'immobilità progettuale della specie. Ma pensare alle conseguenze non vuol dire fermarsi, vuol dire evitare di prendere strade che portano a burroni o vicoli ciechi. Per esempio, non costruire le automobili ma mezzi di comunicazione di massa, treni in particolare. Non ti portano ovunque? No, ma gli ultimi 3 chilometri li puoi fare con un mezzo diverso da questo: Siamo sicuri che sia proprio necessario? Il fatto è che, a parte lo psiconano, tutti si rendono conto che la via dell'automobile (e della generazione di energia da combustibili fossili, in cui metto anche l'uranio, peraltro) è una strada a fondo cieco. Ma a questo punto entra il problema della dissonanza cognitiva popolazionale, quello che Dawkins chiamava l'effetto Concorde. Abbiamo fatto tanta strada con l'automobile, ci abbiamo costruito attorno una civiltà, non possiamo fermarci proprio adesso. E continuiamo a investire (nel doppio senso...). E' forse per questo che qualche giorno fa David Letterman, parlando con Jennifer Connelly (protagonista di "Ultimatum alla Terra) durante il suo show, ha detto: "Secondo me, siamo fregati". Veramente ha detto screwed...
Se mi vengono in mente altri esempi e riesco ad articolare meglio il pensiero, la faccio, se no no. 8-)

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Now playing: Steve Kimock Band - Malichi
via FoxyTunes

13 dicembre 2008

Parliamo di cose serie. Coccodrilli



Nel senso che sia lo psiconano mentitore che tutta la sua corte di brunette e carfagne dopo un po' smettono di solleticare l'appetito del blogger medio. Che allora cerca notizie più rilevanti. Per esempio il fatto che una specie di coccodrillo nano africano (Osteolamus tetraspis) è in effetti un complesso di specie (poi vedremo quali). E questo è stato determinato non da studi tassonomici classici, ma dal sequenziamento di un bel numero di campioni provenienti dall'Africa centrale e occidentale. Il coccodrillo è la più piccola specie di Crocodilia, perché raggiunge al massimo un metro e mezzo di lunghezza; praticamente tascabile. Il Dna sequenziato era sia nucleare che mitocondriale. Il risultato è che quelle che erano ritenute due sottospecie (O. tetraspis tetraspis e O. tetraspis osborni) sono due specie (tetraspis e osborni). Non solo, i ricercatori hanno anche trovato che c'è un'altra specie distinta, che non hanno ancora "chiamato". E tutto senza ammazzare una sola bestie per misurargli, che so, i denti o le squame sopracaudali. Anche perché ci pensa già la popolazione a farli fuori per invitarli a cena - come portata principale. La specie o le specie, sono quindi in pericolo di estinzione.

La foto sopra viene da qua. E la bestia non mangia una bambola, ma un granchio

12 dicembre 2008

Confronti



Certo, una nazione ha a disposizione le migliori menti della sua generazione, l'altra pochi sfigati nati e cresciuti nella bambagia. Una si basa, adesso, sul merito, l'altra sugli amici degli amici. Le due nazioni sono quindi molto diverse, ma questo non vuol dire che non si possano fare comparazioni.
Per dire, i ministri responsabili della politica energetica e ambientale di Usa e Italia sono i seguenti (con brevi biografie):

USA

Steven Chu: Impeccable credentials in science management and as an experimental physicist; he shared the 1997 Nobel prize in physics. Dr. Chu, an Asian-American, would also bring diversity to the cabinet.
Is linked to Mr. Obama: In no obvious way.

Raúl M. Grijalva
Being considered for: Interior secretary
Strong support from southwestern environmental groups garnered during his tenure as a member of the House Committee on Natural Resources and his time as chairman of that group’s subcommittee on national parks, forests and public lands.


Dal New York Times


ITALIA


Stefania Prestigiacomo, Ministro per Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare.
Siracusana, ha 41 anni, è sposata e madre di un figlio di 6 anni. È laureata in Scienze della Pubblica Amministrazione. Figlia di un imprenditore, ha cominciato a lavorare da giovanissima nell’azienda di famiglia.
A 23 anni è stata eletta presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Siracusa.
Dal 1994 è deputato, eletta nelle liste di Forza Italia nella circoscrizione della Sicilia Orientale.

Altero Matteoli, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
È stato consigliere comunale e provinciale di Livorno per il MSI. Eletto per la prima volta nel 1983 alla Camera dei deputati nella IX legislatura è stato riconfermato ininterrottamente fino alla XIV legislatura.

Dal sito del governo

Commenti?

02 dicembre 2008

Adesso mi arrestano. Sicür me l'or


Su sollecitazione di quel bolscevico di Weissbach, sono andato sul sito del governo, in particolare nella pagina dove si inviano le mail al servizio per la trasparenza dell'attività normativa del Governo. E ho spedito questa mail, debitamente corredata da indirizzo e-mail e di casa.


Gentili signori,
chiedo con forza che il governo ritiri l'art 29 del cosiddetto "decreto anti-crisi" inerente le nuove complesse e aleatorie modalità per accedere agli sgravi fiscali per risparmio energetico (detrazione 55%). Con questo articolo il governo ha raggiunto il fondo nella sua lotta (solitaria, senza costrutto e anti-europea) contro l'efficienza energetica e per lucrare pochi milioni di euro contro una tecnologia avanzata, che fa risparmiare le famiglie e il Paese intero nell'importazione di petrolio, olio combustibile e metano, disilludendo e palesemente ingannando migliaia di famiglie che hanno impegnato somme a volte considerevoli per la coibentazione della casa e la sostituzione delle caldaie. Anche all'indotto dell'isolamento termico e del risparmio energetico sono in questo modo tagliate le gambe, quando il fatturato e i posti di lavoro stavano raggiungendo livelli di Paese civile.
Sarete ricordati come il governo che distrugge l'ambiente salvando le banche.
Bel successo. Complimenti.


Marco Ferrari

Qui c'è il pdf del provvedimento. Sembra scritto di suo pugnetto da tremonti, e si vede che ha avuto un orgasmo quando ha risparmiato 2 lire, anzi due euro.
Pezzenti


Qui per firmare la petizione.

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Sign for Decreto Legge n° 185, art. 29 no alla retroattività


01 dicembre 2008

Quando pensate di aver raggiunto il fondo...


... trovate sempre in un angolino qualcuno che scava, scava, e dice che lo fa per noi. Ecco due notizie di scavatori:
Modificate le detrazioni del 55%
. la notizia significa che chi ha fatto fare dei lavori in casa spendendo un tot, ma sicuro che nel 2009 avrebbe avuto la detrazione del 55% dei lavori stessi, ora probabilmente non li avrà più (nel senso che dovrà sottostare a un complesso iter e che il tutto funziona col principio chi primo arriva, meglio alloggia). Ora, direte voi, tutto ciò è modificare retroattivamente una legge, e questo non si fa, è distruggere una filiera produttiva che andava più che bene (90.000 domande solo nel 2008), e questo non si fa, è ingannare i cittadini che ancora si fidano dello stato - illusi - e questo non si fa. Ma l'idea è del nano malefico o di qualche carfagna da governo, e quindi si fa. L'unica speranza è che poiché è un decreto legge (credo che di leggi vere e proprie questo governo degli italiani ne abbia fatte poche) qualcuno si accorga della cazzata e non lo converta.
Questa la seconda: Allam fonda un partito. Cioè, un islamico o forse copto o che c***o era, battezzato da un ridicolo teutonico con le scarpe del colore di quelle di Materazzi, fonda un partito integralista e lo definisce laico. Posso fondare un partito per la vita e vendere bazooka e progetti per campi di sterminio? Non mi pare molto diverso.

L'immagine sopra, che viene da qua, dimostra i "buchi" energetici della casa.

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