3/31/2008

DI solito li evito


Non leggo molto spesso gli articoli che parlano di distruzione ambientale. Ho inziato a leggerli circa ***nta anni fa, e mi sto stufando di essere colpito dalla stesse identiche cose decennio dopo decennio. Ma questo qua è terricante e agghiacciante. Parla della distruzione portata avanti da Lula, il sindacalista verde, e dai suoi degni compari della sinistra brasiliana sul territorio dell'Amazzonia. Per fare etanolo da esportare negli Stati Uniti, non per sfamare i poveri (non che sfamare i poveri sarebbe stata una giustificazione migliore, ma insomma). Col che si capisce che le differenze tra destra e sinistra, se si tratta di ambiente, sono assolutamente inesistenti. E che la vittoria di una parte politica o l'altra, siamo in Italia o in Brasile o in Nuova Zelanda) è assolutamente irrilevante. Tutti trattano "ciò che hanno sotto i piedi" come un territorio da colonizzare, da coprire di lordura, da "sviluppare", da far evolvere. Mi viene in mente anche che l'allenza tra verdi e sinistra è quanto di più chimerico ci possa essere nella scena politica del mondo conosciuto. Ma poi mi sovviene che i verdi sono "governati" da pecoraro. E tutto torna...

La foto proviene dall'articolo citato.

6 commenti:

Weissbach ha detto...

Basta vedere le differenze nella politica urbanistica tra le amministrazioni locali di sinistra e destra: inesistenti.

Meristemi ha detto...

Teoricamente le alternative estrattiviste alla deforestazione ci sarebbero. Sono disponibili un buon numero di studi di economia ecologica che indicano come il valore (diretto ed indiretto, commerciale e non) delle foreste tropicali sfruttate in modo sostenibile e' superiore a quello della raccolta di legname ed alla monocoltura, soia inclusa. Il problema e' che fino a che il vento del mercato tira da un'altra parte queste indcazioni resteranno solo eleganti esercizi di stile (cosi' come la CBD, di cui il Brasile fu uno dei grandi sostenitori).

Al tempo stesso pero' noi occidentali ci indignamo e chiediamo ai PVS megadiversi azioni unidirezionali, senza offrire nulla in cambio, con modalita' che trovo perfettamente riassunte in questo articolo apparso tempo fa su Internazionale
http://www.internazionale.it/firme/articolo.php?id=17832

La frase di Lula, pronunciata alcuni giorni fa e riportata dal Corriere la dice lunga su un problema che non è solo ambientale, ma di sviluppo e di gestione economica su scala planetaria.

"L'altro giorno gli ho telefonato e gli ho detto: senti un po' Bush, figlio mio, il problema è questo. Noi siamo stati 26 anni senza crescere. Adesso che stiamo crescendo, arrivate voi a scocciare? E che caz.. risolvi la tua crisi!"

Marco F ha detto...

Sarebbe a dire: "Visto che il mondo occidentale ha distrutto metà del pianeta, lasciateci finire il lavoro"? Finché le impostazioni per la risoluzione dei problemi saranno quelli economici, non vedo grosse speranze per LA prossima generazione (non le generazioni future).

Meristemi ha detto...

Ora come ora Brecht anzichè dell'analfabeta politico scriverebbe dell'analfabeta economico, senza dubbio.

Marco F ha detto...

Se ti riferisci a me, hai perfettamente ragione. Ma, un po' come gli economisti che in un famoso libro di qualche anno fa si vantavano di non conoscere i principi dell'ecologia (anzi, di considerarli di ostacolo - non gli ambientalisti, ma proprio i principi), anch'io un po' mi vanto di non conoscere l'economia e considerare fallimentare l'approccio economistico.

P. S. Il tuo blog è eccellente

Meristemi ha detto...

No, mi riferivo in generale alla pervasività dell'economia ed al suo dominio sulla politica, cui ha ormai usurpato la capacità di condizionare le scelte su vasta scala. Le mie nozioni economiche tendono asintoticamente a zero, peraltro.

Grazie, si cerca di non essere troppo cialtroni. Non è sempre facile.

Chi c'è qua?